Donald Trump ha minacciato l’imposizione di dazi del 20% sulle auto fabbricate in Europa e importate negli Stati Uniti. “Costruitele qui!”, ha twittato The Donald, dopo aver dato il via un mese fa anche per l’auto alla stessa procedura utilizzata per introdurre tariffe doganali su acciaio e alluminio: la minaccia alla sicurezza nazionale. L’unica via che ha il presidente per bypassare la volontà del Congresso e agire indisturbato.

Mentre è in pieno corso di svolgimento la battaglia con Cina ed Europa, Trump apre dunque un nuovo fronte, quello dell’auto. Sempre verso la UE, che a suo dire può evitare lo scontro solo rimuovendo “tariffe e barriere commerciali a lungo imposte sugli Stati Uniti e le sue grandi imprese e lavoratori“.

Attualmente, gli Stati Uniti prevedono tariffe del 2,5% alle auto e del 25% a suv e pick-up provenienti dall’Europa. Che dal canto suo risponde con dazi del 10% sulle auto importate dagli Usa.

L’Europa si era già espressa qualche giorno fa per bocca del presidente Juncker e soprattutto della commissaria Cecilia Malmstroem rispondendo ai succitati dazi su acciaio e alluminio con un pacchetto equivalente di provvedimenti contro l’import dagli Usa, per un valore di 2,8 miliardi di euro (3,3 miliardi di dollari), entrati in vigore dalla mezzanotte di oggi. Le misure europee coinvolgono circa 200 categorie merceologiche, tra cui succo d’arancia, cosmetici, sigari e sigarette, acciaio e barche. E vere e proprie icone del made in Usa come le moto Harley-Davidson, i jeans Levi Strauss ed il bourbon whisky.

“Tutto quello che abbiamo da dire su questo è stato già detto”, hanno fatto sapere fonti vicine alla Commissione interpellate dall’Ansa, lasciando intendere che eventuali nuovi dazi sull’auto riceverebbero una risposta altrettanto ferma da parte dell’Europa: “una risposta misurata, proporzionata e in linea con le regole del Wto“. Le stesse regole che diversi osservatori americani sostengono saranno violate da Trump, qualora decidesse di andare avanti anche sul versante automotive.

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