Oltre 500 morti a settimana. Non è un bollettino di guerra, anche se poco ci manca, ma il tributo di sangue che negli ultimi quattro anni è stato pagato sulle strade di tutta Europa. Un trend che non dà cenni di miglioramento, ragione per cui il Consiglio Europeo per la Sicurezza Stradale (ETSC) ha deciso, quest’anno, di non assegnare ad alcuna nazione il consueto premio per i progressi nella mobilità responsabile.

Una sconfitta, senza dubbio. Che fa seguito tuttavia a numeri inquietanti: lo scorso anno nel vecchio continente sono decedute 25.250 persone in incidenti stradali, solo il 2% in meno rispetto al 2016. “Se due aerei passeggeri cadessero ogni settimana in Europa”, ha spiegato il direttore esecutivo di ETSC Antonio Avenoso, “la risposta pubblica ed istituzionale sarebbe immediata. Di fronte a 500 morti sulle strade ogni sette giorni, i governi devono aumentare i propri sforzi per migliorare in mesi, non in anni, la sicurezza della circolazione. Servono misure urgenti per arginare le principali cause di morte e lesioni gravi, a cominciare dall’eccesso di velocità, la guida in stato di ebbrezza, la distrazione e il mancato uso delle cinture di sicurezza”.

I dati provengono dal Rapporto ETSC diffuso oggi dall’ACI, e mettono in evidenza che per raggiungere l’obiettivo fissato dall’Unione Europea di dimezzare le vittime sulle strade entro il 2020 sarebbe necessaria una diminuzione in media del 6,7% ogni anno. Una performance, come detto, ancora molto lontana dall’essere raggiunta.

Specie qui da noi in Italia, dove addirittura i decessi causati dagli incidenti stradali sono aumentati dell’1,6% nell’ultimo anno. “Il nuovo Codice della Strada che sarà presto nell’agenda parlamentare può rappresentare il punto di svolta per una mobilità più responsabile ed efficiente, in linea con le disposizioni annunciate dalla Commissione Europea sui veicoli e sulle infrastrutture”, ha commentato il presidente dell’ACI Sticchi Damiani.