Perché Matteo Salvini esulta per l’affossamento della riforma del regolamento di Dublino? In tanti se lo sono chiesto ma per avere una risposta, non basta fermarsi alle dichiarazioni del neo-ministro dell’Interno ancora inzuppate di ruspe, pulizie, vice scafisti e retorica parlando ma guardare oltre, al quadro continentale.

Due giorni fa, a margine del tavolo saltato sul regolamento di Dublino, è stato tenuto a battesimo il primo atto di un fronte sovranista-europeo anti-immigrazione capitanato da Theo Francken – sottosegretario belga con delega all’immigrazione – e composto da “quelli di Visegrad“, dalla Danimarca, dall’Austria e ora (forse) anche dall’Italia. Obiettivi? Il primo è proprio sigillare le frontiere, sul modello australiano del “no way”: niente riforma di Dublino perché l’obiettivo dei crociati anti-immigrazione sembra essere quello di rendere legittimi i refoulement – i respingimenti -, non certo quello di disciplinare meglio gli arrivi.

Lo confermano le dichiarazioni dello stesso Francken, un veterano della guerra agli immigrati, che agita la retorica del “no way” australiano elevato a modello per la nuova Europa sovranista e propone, per i “veri rifugiati”, il purgatorio presso campi finanziati dall’Ue in Albania, Kosovo, in Bosnia e in Tunisia estendendo il principio di “esternalizzazione delle frontiere”. 

In breve si tratta di continuare a riempire di soldi i regimi alle porte dell’Ue, come già sperimentato con successo in Turchia dagli euroburocrati, affinché si tengano i richiedenti asilo. In questo senso, ha detto ancora Francken, Frontex diventerà una vera e propria “polizia dei respingimenti”; altro che salvataggi e centri di accoglienza, l’estrema destra dell’Europa centrale e di quella settentrionale, con il nuovo alleato del sud, vogliono andare in guerra.

Il programma è pronto, i sovranisti sono usciti da Internet ed entrati nelle istituzioni e l’inizio della crociata contro gli immigrati ha anche una data: dal 1° luglio l’Austria siederà alla presidenza dell’Ue per il secondo semestre 2018. Il giovane leader Sebastian Kurz ha annunciato di voler “risolvere – in quel periodo – la questione dei richiedenti asilo“. Come? Ce lo spiega Theo Francken: lavorando a un meccanismo per scavalcare la Corte europea per i diritti umani e neutralizzare il principio di “non refoulement” uno dei capisaldi del diritto umanitario che ancora ci tiene ancorati alla civiltà. Se non si ferma la Cedu, ha detto, tra cinque anni non ci sarà più l’Ue.

Cosa separa il nuovo corso razzista e populista da quello adottato dall’euroburocrazia fino a oggi? Probabilmente solo un pò di vaselina. È Francken stesso a suggerire la metafora: “l’ipocrisia è la vaselina Wetstraat (la strada che ospita il parlamento federale). Io credo che lo stesso sia vero per Schuman Square (il cuore del distretto europeo di Bruxelles)”; lo avrebbe detto al commissario greco Dīmītrīs Avramopoulos che preferisce “rigido controllo delle frontiere” a “respingimenti“.

Almeno sull’ipocrisia della Commissione Ue, che sui rifugiati cerca di vestire bene l’implementazione di politiche simili a quelle che i sovranisti chiedono urlando, il sottosegretario belga non ha tutti i torti.