Mentre Paolo Savona – l’economista indicato dalla Lega per il ruolo di prossimo ministro del Tesoro – pubblica una nota per precisare le sue posizioni in tema di Europa (e magari ammorbidire l’opinione che il Colle ha di lui), l’attuale inquilino del Palazzo delle finanze, Pier Carlo Padoan, risponde alle domande di Lucia Annunziata nella trasmissione Mezz’ora in più su Raitre. E interviene direttamente sullo stallo politico che rischia di far saltare le trattative per la nascita del governo giallo-verde. “Il curriculum del professor Savona, che io conosco bene anche personalmente, è fuori discussione, ma non credo che sia questo il punto”. Secondo il ministro uscente, infatti, i dubbi di Mattarella sul via libera all’esecutivo riguardano la politica economica che deriva dal “combinato disposto” del Contratto stipulato tra Di Maio e Salvini e “il fatto che esponenti della maggioranza non escludono un piano B per uscire dall’Europa”, qualora le pressioni internazionali si facciano troppo forti.

La dichiarazione di Padoan ha suscitato l’apprezzamento dello stesso Savona, che ha inviato un messaggio alla trasmissione: “Padoan è stato un grande ministro e glielo dirò di persona semmai sarò il suo successore”, si legge nella nota comunicata in diretta da Annunziata. L’intervista al ministro – voluto da Matteo Renzi nella sua squadra (e confermato da Gentiloni) – è poi proseguita sul tema della Germania. Savona, infatti, è accusato da più parti di essersi espresso in modo molto critico in passato nei confronti dei tedeschi (come in un passaggio di un suo libro del 2012, in cui paragonava l’attuale politica economica della Germania a quella adottata dai nazisti nel 1936). “Ho ricevuto sensazioni di aggressività molto più sgradevoli da parte di altri Paesi, rispetto quanto sia successo con la Germania, con la quale c’è sempre stato un rapporto molto franco e leale” ha spiegato Padoan. “Il Paese ha un ruolo dominante anche perché ha l’economia più forte, che ha creato occupazione anche durante la crisi, senza problemi di bilancio”. Tutto questo nonostante il problema del surplus della bilancia dei pagamenti correnti, che il ministro giudica “inaccettabile e fuori dalle regole, e lo abbiamo fatto rimarcare continuamente”.

Padoan ha poi lanciato l’allarme sulla reazione dei mercati al nuovo esecutivo giallo-verde. Reazione che ha portato lo spread ai massimi dal 2013 e al crollo di Piazza Affari. “Lo spread è andato oltre 200 punti e i titoli a breve termine si stanno agitando più di quelli a lungo, il che è un segnale di nervosismo crescente sui mercati”. Cosa può succedere? “I primi a perderci saranno i risparmiatori italiani, che già hanno subito perdite che si potevano evitare”.

In chiusura il ministro, eletto alla Camera nel collegio di Siena con il Partito democratico all’ultima tornata elettorale, ha ricordato i rischi – e il prezzo – di un’eventuale uscita dell’Italia dall’euro. “Il costo pagato dalla Gran Bretagna per la Brexit è intorno ai 60 miliardi ed è frutto di un negoziato. Il costo di un’eventuale uscita dall’euro, invece, sarebbe di gran lunga superiore: le cifre si possono calcolare, ma l’ordine di grandezza è molto elevato”. Questo perché “il debito che l’Italia ha nei confronti di chi le presta i soldi è in euro: uscire dalla moneta unica significa moltiplicare il valore del debito che il Paese continuerebbe ad avere nei confronti dei creditori“, ha concluso Padoan.