Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella oggi dovrebbe fermarsi mezz’ora, sedersi in poltrona e vedere ciò che è riuscito ieri a Chris Froome al Giro d’Italia. Ha scalato le Alpi affrontando le salite con una azione che gli esperti ritengono “fuori da ogni logica, persino violenta nell’uso del suo corpo” rendendo perciò possibile l’impossibile, lecito il vietato, vittorioso lo sforzo da sconfitto sicuro. Mattarella, se rivedesse l’epica e vittoriosa fuga lunga ottanta chilometri del ciclista britannico, rifletterebbe sul fatto che in questo governo-baillamme l’unico che ha le carte in regola è colui che sembra non averle: cioè Paolo Savona. L’unico prudente davvero è lui, che un giornalismo un po’ macchiettista considera improvvidamente ai confini dell’eversione. E, se proprio un rilievo va fatto, sarebbe quello di ricordare che l’aspirante ministro dell’Economia da mezzo secolo è immerso nella vasca da bagno dei poteri, forti e fortissimi, e sempre meravigliosamente a suo agio, illustre rappresentante di quelll’establishment contro il quale è stato chiamato a dare martellate.

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