È stato accusato – sia dalla stampa italiana che da quella straniera – di aver inserito nel suo curriculum esperienze di studio mai sostenute alla New York University. Poi sono stati passati al setaccio anche i suoi soggiorni all’università di Cambridge e all’Université Paris 1 Panthéon–Sorbonne. Periodi trascorsi all’estero che non sempre vengono registrati dagli atenei. Ma ora per difendere la correttezza del premier Giuseppe Conte, incaricato dal capo dello Stato di formare il nuovo esecutivo, interviene anche l’associazione dei Civilisti italiani (di cui lo stesso Conte fa parte come socio e consigliere).

“Il direttivo e il collegio dei probiviri dell’associazione dei civilisti italiani”, si legge nella nota firmata dal presidente Aurelio Gentili, “al fine di dissipare equivoci e fornire obiettivi elementi di giudizio, precisano che le esperienze scientifiche all’estero qualificanti del curriculum dei docenti di materie giuridiche comprendono una varia gamma di modalità“. Modalità fra cui, sostengono i civilisti, “rientrano a pieno titolo anche i soggiorni di aggiornamento e approfondimento presso istituzioni accademiche e culturali straniere”.

Una pratica diffusa, dunque, quella di trascorrere periodi di studio all’estero e di inserirli nel curriculum vitae dei docenti. Anche se che, come le stesse università frequentate da Conte hanno specificato, le posizioni di visiting scholar e visiting professor prevedono solo l’accesso alla biblioteca dell’università e non sono formalizzate. In questo modo l’associazione dei civilisti italiani spera di spazzare via le polemiche su Giuseppe Conte – prossimo a incontrare i partiti per le consuete consultazioni che anticipano la formazione del governo – e a sgombrare il campo da ulteriori sospetti.

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