“Non ci può essere una politica forte senza un’economia forte. E se la politica pensa di essere forte creando le condizioni per indebolire l’economia in realtà lavora contro se stessa”. Se subito dopo le elezioni il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia aveva assicurato che i 5 Stelle “sono democratici e non fanno paura”, ora lo stallo politico e i contenuti del contratto di governo Lega-M5s spaventano il numero uno di viale dell’Astronomia. Che avverte: “E’ finito il tempo in cui democrazia e crescita erano collegate. Crescono oggi a volte anche di più i paesi non democratici. E questo è un rischio che non possiamo trascurare”. Morale: secondo Boccia bisogna “cambiare senza distruggere” e serve uno “sguardo lungo”, contrapposto al “modo di fare di chi ha bisogno di raccogliere il consenso tutto e subito, perché il suo orizzonte è corto e vive nella condizione di una perenne campagna elettorale“.

“Il contesto che viviamo inizia a preoccuparci“, ha esordito Boccia nella sua relazione all’assemblea annuale di Confindustria. “E ci chiede di intervenire con saggezza, buon senso e consapevolezza delle nostre responsabilità, del senso del limite”. Perché, è la sua tesi, le dinamiche globali – dalle guerre commerciali alle tensioni in Medio Oriente – “non autorizzano un grande Paese come l’Italia ad abdicare al suo ruolo né autorizzano la politica a chiudersi nelle tattiche di breve periodo”.

“Se passa l’idea che a ogni cambio di maggioranza politica si torna indietro su scelte strategiche per la nostra economia”, ha continuato il presidente degli industriali, “è la nostra credibilità che mettiamo in discussione. Le infrastrutture sono uno dei fattori di investimento per la crescita dell’Italia ma sono anche parte di un grandissimo progetto europeo”. Il riferimento è a “terzo valico, Tav e Tap”. Sulla Torino-Lione “l’Italia si è battuta con vigore”. Si rischia “isolamento”, “una enorme perdita di credibilità”. E ancora: in Cina e in Usa “si parla di produrre più acciaio mentre da noi si vuole chiudere l’Ilva”.

Per quanto riguarda il rapporto con l’Europa e la richiesta di ridiscutere i vincoli sui conti pubblici, Boccia chiede di evitare “un’inutile battaglia per avere qualche decimale in più di flessibilità: risorse per fare più deficit e più debito. Quello che ci vuole è un piano di investimenti in ricerca, formazione, infrastrutture, gestito a livello sovranazionale, da finanziare con l’emissione di eurobond, per una dotazione infrastrutturale europea transnazionale”. Ma il punto di partenza è che “l’Europa è imprescindibile, possiamo criticarla per quello che non fa, per la lentezza delle sue decisioni, per il bizantinismo con il quale a volte legifera” ma “l’Italia deve sentirsi a pieno titolo parte del gruppo di testa di questa Europa, che va cambiata sì ma dal di dentro”. Va rovesciato “il principio del patto di stabilità e crescita perché è la crescita che garantisce la stabilità e non il contrario”.

Il debito pubblico resta il nemico della crescita del Paese e occorre “una politica che rassicuri sulla graduale riduzione del debito pubblico, creando le precondizioni per la crescita e la creazione di lavoro, vera missione di Pace”. Così il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia, che ricorda i “2.300 miliardi di euro che ci costano oggi 63 miliardi all’anno di interessi e che domani potrebbero costare di più se verrà meno il sostegno della Bce”.