Le larghe intese zingarettiane nel Lazio portano tante poltrone ai partiti di centrodestra e al Movimento 5 Stelle, oltre a una commissione delicatissima come quella della Sanità nelle mani di Forza Italia. E così l’anatra zoppa che avrebbe dovuto condannare il rieletto governatore Nicola Zingaretti a una rapida sfiducia si sta via via trasformando in una gallina dalle uova d’oro per i consiglieri laziali. Con l’eccezione dei meloniani di Fratelli d’Italia – rimasti volutamente a guardare – tutte le forze politiche della Pisana hanno attinto alla spartizione delle presidenze e vicepresidenze, ultimo atto di distribuzione delle nomine prima dell’avvio concreto dei lavori. Una seduta lampo – un’ora scarsa – per votare quello che già era stato deciso a porte chiuse: 5 presidenze al centrosinistra (4 al Pd e una a +Europa), 3 presidenze al centrodestra (2 a Forza Italia, 1 a Noi con l’Italia) e 3 al Movimento 5 Stelle. A queste si aggiungerà nei prossimi giorni la guida al Comitato per il Monitoraggio dell’Attrazione delle Leggi assegnata alla Lega (sarebbe ad appannaggio della maggioranza), mentre a Fdi rimane il Corecoco, Comitato regionale di controllo contabile per la vigilanza sui bilanci, questo sì destinato all’opposizione.

Nel merito, il colpaccio l’ha fatto Forza Italia, che si è presa la commissione sanità, un settore pesante da sempre caro agli azzurri: non è un caso come, da Ciarrapico ad Angelucci, i più discussi imprenditori privati del territorio abbiano sempre gravitato nell’alveo del partito di Berlusconi. A sedere sulla poltrona più ambita sarà Giuseppe Simeone, uomo fidato del “re di Fondi”, Claudio Fazzone, nei giorni scorsi sul punto di passare al gruppo misto dopo il “dispetto” fattogli dal rivale gasparriano, Adriano Palozzi, durante l’elezione dei vicepresidenti del Consiglio. Altra poltrona ambita, quella della commissione Attività Produttive, finita nelle mani di Massimiliano Maselli, fittiano ex Udc e (soprattutto) ex presidente dell’Agenzia Sviluppo Lazio. A secco anche Stefano Parisi, per il quale – c’e’ da dire – sarebbe stato impossibile occupare una poltrona così impegnativa mantenendo il doppio incarico al consiglio comunale di Milano.

Osservato speciale, ovviamente, anche il M5S. I pentastellati si sono aggiudicati tutto il comparto ambiente e dintorni, assicurandosi con Marco Cacciatore Urbanistica e Rifiuti e con Valerio Novelli Ambiente e Agricoltura, tutti temi molto cari agli ex grillini. Spicca anche l’elezione a presidente della Vigilanza sul pluralismo dell’informazione di Davide Barillari, ex capogruppo che nel 2014 sull’argomento produsse un’avveniristica proposta di legge per la “liberalizzazione” dell’informazione in cui si paventava la “diffusione non-profit delle notizie ‘molecolari’ cioè autoprodotte e fuori dalle logiche di mainstream e di profitto delle aggregazioni radiotelevisive sostenute dalla politica partitica tradizionale”. C’e’ stato posto, infine, anche per l’ex sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, che guiderà la commissione Ricostruzione del post-sisma.

Quanto durerà? Da dentro l’impressione è che in pochissimi abbiano voglia di mandare a casa Zingaretti e la sua giunta, specie in questi inediti tempi di fluidità politica. Anzi, in molti credono che alla fine a staccare la spina anticipatamente potrebbe essere proprio lui, se e quando deciderà di fare il salto nazionale. Formalmente, però, il presidente viene incalzato. La capogruppo pentastellata, Roberta Lombardi – il suo entourage ha smentito con forza la notizia del Messaggero circa un messaggio di Virginia Raggi che le chiedeva di firmare la sfiducia proposta da Fdi – ha inviato una lettera aperta al governatore. “Ci auguriamo che da domani il Consiglio, la giunta, le commissioni, tutti noi consiglieri, tutto l’apparato burocratico sia finalmente produttivo. Abbiamo ora il dovere di non perdere più tempo”, ha scritto l’ex parlamentare. A cui probabilmente a breve si risponderà con i fatti: la Giunta ha già votato il primo bilancio “leggero” e sta lavorando al collegato che dovrà essere rimpolpato dal lavoro delle commissioni, come auspicato dal presidente d’Aula, Daniele Leodori. Insomma, almeno a parole non dovrà essere un “villaggio vacanze Pisana”, come l’ha definito qualche giorno fa la consigliera di Fdi, Chiara Colosimo, criticando lo stop formale ai lavori consiliari di ben tre settimane.