Per imporre alle compagnie telefoniche di tornare alle bollette a 30 giorni era dovuto intervenire il Parlamento, con un emendamento inserito nella legge di Bilancio. Ma anche se le società si sono adeguate alle nuove regole, l’Agcom ha deciso di avviare un’istruttoria nei confronti di Tim e Wind. Nel mirino sono finite le informazioni sulle modifiche tariffarie – scattate con il passaggio dalla fatturazione a 28 giorni a quella mensile – e l’esercizio del diritto di recesso dal proprio contratto. Secondo l’Autorità di vigilanza, infatti, le aziende non hanno assicurato “informazioni chiare, complete e trasparenti” ai consumatori.

A metà marzo la stessa Agcom aveva invitato gli operatori a fare uno sconto sulla fattura mensile per rimborsare i clienti delle cifre incassate calcolando le bollette su 28 giorni invece che su 30. Un intervento che si è reso necessario perché il decreto fiscale ha disposto lo stop alla fatturazione a quattro settimane ma senza imporre alle telco di restituire i soldi ai consumatori. Ora l’Autorità di vigilanza è tornata sul tema per richiamare Tim e Wind al “rispetto degli obblighi previsti in materia di informativa nei confronti degli utenti interessati dalla nuova manovra”. L’obiettivo è quello di “consentire, anche mediante il legittimo esercizio del diritto di recesso, scelte contrattuali consapevoli“.

Secondo l’ente guidato da Angelo Marcello Cardani, infatti, entrambe le società “non hanno assicurato, per il tramite delle comunicazioni rese all’utenza finale attraverso Sms e sito aziendale, informazioni chiare, complete e trasparenti”. Per quanto riguarda il diritto dei consumatori di recedere dal contratto, non è stato rispettato “il quadro regolamentare” in materia. Per arrivare alle sanzioni vere e proprie ci vorranno fino a 150 giorni dalla notifica di avvio del procedimento. Ma Tim e Wind rischiano di pagare salato il “conto” della bolletta a 30 giorni: le multe possono superare il milione di euro.