“Per una persona di sinistra è meglio morire democristiani o grillo-leghisti? Sarebbe bello vivere e morire da persona di sinistra. Mi piacerebbe che tutti coloro che sono di sinistra morissero come Mario Monicelli, che negli ultimi giorni della sua vita, a 95 anni, era persino più arrabbiato di quanto non lo fosse a 20 anni”. Sono le parole del giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, nel corso di Otto e mezzo, su La7. E aggiunge: “Il problema è che per morire di sinistra dev’esserci la sinistra, che in questo Paese è abbastanza latitante negli ultimi anni. Ho sempre trovato insopportabile la parabola di chi nasce incendiario e muore pompiere. E morire democristiano vuol dire morire pompiere, il che è doppiamente colpevole per gli intellettuali, i giornalisti, le persone che hanno magari un microfono e un megafono. Il grillo-leghismo? Lo stiamo scoprendo in questi giorni e non mi esalta”. Scanzi si sofferma poi sulla trasformazione del M5S negli ultimi anni: “C’entra pochissimo con la Democrazia Cristiana, se pensiamo al primo movimento, che era una forza di rottura e di lotta, sicuramente non governativa. Nell’ultimo M5S, Di Maio è sicuramente una figura intrisa di un approccio democristiano. Nel suo comportamento politico ci sono sintomi democristiani, che hanno portato bene il 4 marzo, ma non so se a medio e lungo termine quanto possano portare consenso a una forza politica che nasce come movimento di rottura”. Il giornalista, poi, analizza la crisi del Pd e del centrosinistra. E chiosa: “Se dovessi rispondere col cuore e con la pancia, direi che c’è un alto rischio di morire democristiani, anzitutto in Italia. Col rischio ulteriore che per essere democristiani serve il fisico e secondo me stiamo perdendo il talento che aveva la vera Democrazia Cristiana. Quindi, rischiamo di morire democristiani, ma senza il “talentaccio” che avevano i democristiani”

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