“Come è già avvenuto negli anni scorsi, il rialzo dell’Iva può essere evitato e il gettito atteso può essere sostituito da misure alternative mediante futuri interventi legislativi, per esempio con la legge di Bilancio per il 2019″. Il ministro uscente dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha così parlato nell’audizione sul Documento di economia e finanza (Def) alle Commissioni speciali. Padoan ha ricordato in particolare che una parte “significativa” delle clausole di salvaguardia per il 2019 è già stata disattivata con gli interventi inserti nel dl 50 del 2017 (circa 4,4 miliardi), dal dl 148 (340 milioni) e dalla legge di Bilancio 2018 (circa 6,1 miliardi). E a proposito dell’ipotesi di una “manovrina estiva” ha precisato che “c’è una diffusa volontà, anche la mia, di disinnescare le clausole. Il modo per farlo è la Nota al Def e la legge di Bilancio. Non c’è assolutamente bisogno di fare un provvedimento in precedenza a questo”. In generale, poi, “in tema di finanza pubblica vi è una variabile chiave il cui onere grava sul Paese, della quale si parla malvolentieri, non se ne è parlato affatto ad esempio durante la passata campagna elettorale: si tratta del debito pubblico. Se intendiamo rimuovere questo peso dalle spalle dei nostri figli, nessuno può voltarsi dall’altra parte e disinteressarsene”, ha chiosato.

Padoan ha quindi sottolineato che il Def è stato elaborato”in un momento di transizione politica“, sottolineando che il documento tendenziale “mette a disposizione del Paese uno strumento di lavoro indispensabile per costruire una politica economica per il futuro”. Secondo Padoan “l’Italia è nelle condizioni per proseguire nell’irrobustimento strutturale della crescita, dell’aumento dell’occupazione e dell’inclusione sociale e nel rafforzamento delle finanze pubbliche e nella riduzione della pressione fiscale”.  Ma l’eventuale protrarsi della fase di incertezza politica in Italia potrebbe essere “potenzialmente in grado di frenare in particolare la diffusa partenza degli investimenti“, ha proseguito Padoan spiegando che proprio per questo le stime di crescita contenute nel Documento sono state orientate alla cautela. A pesare sono peraltro anche “i rischi geopolitici di medio termine che si sono più chiaramente evidenziati negli ultimi mesi”.