L’ultima direzione Pd? Sono molto insoddisfatto dal suo esito. È stato un dibattito surreale”. Così, a Faccia a Faccia (La7), il senatore Pd, Matteo Richetti, commenta con toni duri l’ultima direzione del suo partito. E spiega: “Dovevamo dire con chiarezza che c’era una linea politica comune a tutti, e cioè quella secondo cui dovevamo davvero aprire un dialogo col M5S. E la direzione Pd doveva votare l’eventuale sintesi o proposta che risultava da quel dialogo. Non solo abbiamo fatto il contrario, ma anche qualcosa di peggio. Abbiamo ridato fiducia a un segretario che nessuno aveva sfiduciato e abbiamo scannato e diviso il Pd su documenti che nemmeno sono stati votati. Alla fine della direzione, il 95% dei partecipanti ha detto: “Ma che l’abbiamo fatta a fare?”. Il portavoce dem puntualizza: “Ho detto anche pubblicamente che la direzione non andava fatta per votare sul dialogo o meno col M5S, perché per un partito come il nostro il dialogo con le forze politiche è una premessa. E invece dovevamo incontrare Di Maio, capire se il suo era un ricatto sulla sua premiership e poi votare la proposta finale nella direzione Pd”. Richetti poi si sofferma sulla figura di Matteo Renzi: “Si può essere liberi, critici e renziani, anche se a un prezzo molto alto. Perché Renzi è riuscito a coagulare tanta antipatia personale su di sé? Si sono impegnati al massimo lui, i suoi amici e i suoi nemici. C’è stato un contributo così significativo a stereotipare Renzi: a volte lui con il suo modo di fare, a volte le persone che, pensando di circondarlo con affetto, hanno dato l’idea del grande burattinaio. E poi questo Paese ha fatto campagne di informazione su casi dei quali potremmo anche discutere, ma che hanno avuto nei confronti di Renzi una recrudescenza importante. Maria Elena Boschi?” – continua – “Difficilmente si vedono persone con la sua preparazione e competenza. Però, se fossi stato in lei e nello stesso Renzi, il 5 dicembre, dopo il referendum, avrei fatto più esplicitamente un passo indietro, perché poteva essere una condizione che avrebbe cambiato il sentimento generale nei nostri confronti”. Il politico chiosa, usando una metafora calcistica: “Per me Renzi è un talento allo stato puro, ma dopo l’esito di questa partita gli direi di fare una lunga preparazione, perché il suo campionato non è il prossimo. Credo che un Pd senza Renzi sarebbe un Pd più povero, ma sulle prossime ripartenze in termini di leadership Matteo non farebbe bene a se stesso a essere nella partita”