GERUSALEMME – Mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu appoggia fermamente gli attacchi aerei guidati dagli Stati Uniti contro la Siria per l’uso delle armi chimiche, fra i capi della sicurezza dello Stato ebraico si sta facendo rapidamente strada un timore. Che l’amministrazione Trump ritenga adesso terminato il suo lavoro in Siria e che lasci Israele da solo a fronteggiare i pericoli posti dalla crescente presenza militare dell’Iran in Siria. C’è poi la possibilità che il presidente della Russia Vladimir Putin, vedendo la Siria sotto l’attacco degli Usa, possa fornire al presidente Bashar Assad sistemi di difesa aerea più avanzati che potrebbero ridurre la supremazia aerea israeliana nei cieli di Siria e Libano. Il generale russo Sergei Ruskoi del Comando strategico russo ha già fatto balenare la possibilità che Mosca possa fornire alla Siria gli “S-300”, missili antimissile di ultima generazione. Secondo la ricostruzione della rete israeliana “Channel 10” ci sono state numerose discussioni fra Israele e gli Stati Uniti prima dell’attacco, il consigliere di sicurezza nazionale di Netanyahu ha lungamente parlato con funzionari britannici e francesi e che in questi colloqui c’è la profonda preoccupazione di Israele per il crescente coinvolgimento militare dell’Iran in Siria.

Il prossimo disimpegno americano dalla Siria è certamente più di una percezione se le alte sfere della Difesa israeliane sostengono che “l’attacco consentirà agli americani di dire ‘abbiamo fatto il necessario e adesso possiamo ritirarci dalla Siria’”. In uno scenario del genere, “Israele rimane solo, di fronte alla minaccia che l’Iran si stabilisca sul confine settentrionale”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente chiarito il suo obiettivo di ritirare le forze americane dalla Siria il prima possibile. Nel discorso di venerdì che annunciava gli attacchi aerei, ha sottolineato: “L’America non ha interesse ad una presenza indefinita in Siria in nessuna circostanza. Mentre le altre nazioni aumentano il loro impegni, noi non vediamo l’ora di riportare a casa i nostri soldati”. Altre frasi di Trump hanno accresciuto i timori di Israele quando ha detto che “nessuna quantità di sangue o denaro americano può produrre pace e sicurezza durature in Medio Oriente. È un posto travagliato. Cercheremo di migliorarlo, ma è un posto travagliato. Gli Usa saranno un partner e un amico, ma il destino della regione è nelle mani della sua stessa gente”. Parole che sembrano pietre per chi in Terrasanta gioiva soltanto un anno fa per l’elezione del “migliore amico di Israele alla Casa Bianca”.

C’è poi sempre la seria possibilità che Putin possa utilizzare l’attacco americano come pretesto per giustificare la messa a disposizione di alcuni dei suoi avanzati sistemi di difesa aerea a Bashar Assad. Alcuni report annotano le preoccupazioni della Difesa israeliana, l’attacco missilistico contro la Siria “darà alla Russia la scusa per ignorare le richieste di Israele e accelerare la fornitura ad Assad di sistemi avanzati di difesa aerea che potrebbero interferire con la supremazia aerea israeliana”. I missili S-300 appunto. Il generale Sergei Rudskoi ha spiegato sabato che la Russia finora ha “rifiutato” di fornire questi sistemi alla Siria, “tenendo conto della pressante richiesta di alcuni dei nostri partner occidentali”. Ma sulla scia dei raid aerei alleati, ha detto, “potremmo riconsiderare questo problema non solo nei confronti della Siria ma anche di altri paesi”. Israele ha ripetutamente invitato Putin a non rafforzare le difese aeree di Assad. Perché L’imperativo per l’aviazione militare israeliana è mantenere la sua libertà di azione contro la Siria e il Libano. I capi della Difesa israeliani – avvertiti 24 ore prima dell’attacco alla Siria – hanno lungamente parlato con gli americani, gli inglesi e i francesi. Il consigliere per la sicurezza nazionale israeliano Meir Ben-Shabbat con tutti si è preoccupato di sottolineare che “l’Iran è il problema”, gli attacchi alle strutture di armi chimiche siriane – sebbene enfaticamente necessari – non lo risolveranno.