“Rinnovare le cariche di Saipem in solitario è un precedente negativo”. Ma soprattutto: “Serve uno scatto di orgoglio da parte di un governo che da un lato non difende gli asset strategici e dall’altro, senza legittimazione popolare, corre da solo a rinnovare governance pubbliche con gli ultimi dei ‘renziani”. Mentre a Roma iniziano le consultazioni del Colle in vista della formazione del governo, il grillino Stefano Buffagni, uno dei deputati M5s più vicini a Luigi Di Maio, interviene con un post su Facebook nel merito del rinnovo delle cariche della partecipata Saipem. Quando le nomine sembrano ormai imminenti, il parlamentare rilancia l’appello che aveva fatto una settimana fa il ministro dell’Economia designato dai 5 stelle Andrea Roventini e chiede che si tenga conto di “merito e competenza” e che si eviti che l’esecutivo dimissionario controlli da solo la partita senza coinvolgere nessuno.

Buffagni, deputato eletto in Lombardia ed ex consigliere regionale, è ritenuto una delle voci più ascoltate nella cerchia del Capo politico M5s. E a lui è stata affidato il dossier del rinnovo delle cariche della partecipate. “Saipem è un’azienda con un potenziale mostruoso”, scrive oggi su Facebook, “con ingegneri e cervelli che ci invidia il mondo, che negli ultimi anni è stata protagonista di scandali tra Consob e Corte dei Conti e che avrebbe chiuso il 2017 con una perdita di 328 milioni di euro. Rinnovare, in solitaria, chi ha reso l’azienda protagonista di queste vicende ancora da chiarire è un segnale negativo e non condiviso che costituisce un precedente negativo”. Il parlamentare M5s dice che l’Italia deve tornare a farsi rispettare dalla Francia, con un riferimento chiaro ai fatti di Bardonecchia, ovvero ai controlli effettuati dalle autorità francesi in un centro migranti in Italia. “Il nostro stato”, continua, “deve tornare a farsi rispettare dai cugini d’oltralpe, non siamo terra di conquista di nessuno; per questo è fondamentale riprendere, da mano straniera, la nostra infrastruttura tecnologica e di telecomunicazioni perché l’interesse pubblico è sovrano in un Italia a 5 stelle. È da qui che riparte una sovranità italiana all’interno di un quadro europeo: i vostri cantieri navali sono strategici per voi? Per noi lo è l’infrastruttura di telecomunicazione a tutti i livelli dove uno stato innovatore non ha paura ad indirizzare le politiche industriali”. Per questo, aggiunge, serve uno scatto di orgoglio: “Serve uno scatto di orgoglio da parte di un governo che da un lato non difende gli asset strategici -un tempo pubblico e poi svenduti negli anni delle ‘miracolose privatizzazioni’ che han portato le briciole alle casse pubbliche ed i profitti ai privati – e dall’altro di soppiatto, senza legittimazione popolare, corre da solo a rinnovare governance pubbliche con gli ultimi dei ‘renziani'”. Il timore è proprio che, mentre ancora proseguono le trattative per la formazione del governo, l’esecutivo in carica proceda autonomamente con i rinnovi.

In particolare, Buffagni guarda a Saipem: “Alla Presidenza – scrive – è destinato un manager ingombrante per un’azienda che ha necessità di un rilancio e che si troverebbe in grosse difficoltà di governance con a quel punto due amministratori delegati al netto delle reali deleghe e non un ad ed un presidente. A pagarne il conto sarebbero un altra volta i cittadini e le nostre aziende di Stato, volano per un rilancio industriale italiano da realizzare sotto una regia unica di sistema e non lasciata alle spartizioni di breve periodo”. Quindi conclude: “‘Chi la fa…. la aspetti dice‘ un detto popolare… con il Movimento 5 Stelle merito e competenza torneranno di moda, davvero… è solo questione di tempo”.