Un periodo di prova di un anno, con verifica semestrale. È a tempo la fiducia che il Movimento 5 Stelle in primis e Forza Italia a ruota si apprestano ad assegnare a Nicola Zingaretti e alla sua non-maggioranza di centrosinistra. Questo il risultato delle consultazioni che, nelle ultime 48 ore, il neo rieletto presidente della Regione Lazio ha portato a termine con i leader delle opposizioni. Zingaretti ha incassato anche l’indisponibilità di Lega e Fratelli d’Italia che nei prossimi giorni, insieme a Sergio Pirozzi, proveranno a raccogliere le firme per la mozione di sfiducia da presentare entro il mese di aprile. Difficile, allo stato, che si possano raggiungere le 10 sottoscrizione richieste, vista la volontà degli altri partiti di dare comunque il via all’XI legislatura del Lazio. Sulla base delle disponibilità raccolte, il presidente del Consiglio regionale designato, Daniele Leodori, porterà avanti le trattative parallele per la spartizione dei posti nell’ufficio di presidenza e, successivamente, delle titolarità delle commissioni. Tutto ciò con un occhio anche ai fragili equilibri nel Pd e nel centrosinistra tutto. Per chi rimarrà escluso da questo giro, comunque, arriverà anche il turno delle poltrone negli house organ, anche quelli non poco ambiti. Insomma: ce ne sarà per tutti.

BILANCIO LEGGERO SUBITO, POI IL COLLEGATO A GIUGNO
Zingaretti si è presentato alle opposizioni con un documento di 7 pagine, diviso in 8 punti, intitolato “programma di lavoro per l’avvio dell’XI Legislatura”. Un programma, bisogna dire, abbastanza generico, dove fra le priorità amministrative si dà la precedenza alle infrastrutture per i trasporti e al taglio delle liste di attesa nella sanità, mentre fra quelle legislative si parla di “piano del sociale 2018-2020”, piano territoriale paesaggistico, testo unico del commercio, piano rifiuti, riforma di LazioDisu, riorganizzazione degli enti locali e piano triennale del turismo. Saranno soprattutto la sanità e i rifiuti a determinare l’apprezzamento del gruppo pentastellato che ha le idee molto chiare sul da farsi. Se l’accordo sulle liste d’attesa potrebbe trovarsi agevolmente sospendendo il programma intramoenia per le attese che superano i 60 giorni (soluzione molto popolare ma da sempre osteggiata dai direttori sanitari), da capire davvero è cosa accadrà rispetto al ciclo dei rifiuti. Su questo punto il M5s punta al piano “rifiuti zero” senza la realizzazione di ulteriori impianti, mentre la Regione a trazione centrosinistra il 20 marzo scorso ha già ricevuto dalla Città Metropolitana l’elenco dei siti dove collocare la nuova discarica o il nuovo termovalorizzatore. Prima di ogni cosa, però c’è da approvare il bilancio 2017, che l’assessora Alessandra Sartore ha praticamente chiuso. Nero su bianco, il governatore scrive che “se il quadro politico lo richiedesse, la legge di stabilità potrebbe assumere veste minimale rimandando a un possibile ‘collegato‘ la sede in cui raccogliere norme più sostanziali, anche alla luce del confronto in commissione in aula nella sessione di bilancio”. Tradotto: adesso partiamo, poi ci sarà tutto il tempo di correggere in corsa. Anche perché varare il bilancio servirà ai politici con incarichi per insediarsi con il proprio staff.

IL RISIKO DELLE POLTRONE
E proprio le poltrone sono l’altro argomento caldo di questi giorni. In vista del primo consiglio regionale, atteso per mercoledì 4 aprile, va formandosi il futuro ufficio di presidenza. Daniele Leodori (Pd, franceschiniano) è ormai certo di essere riconfermato numero uno della Pisana. Le vicepresidenze andranno all’opposizione: una a Forza Italia (in lotta la componente di Gasparri, con Adriano Palozzi, e quella di Tajani, con Giuseppe Simeone) e una al M5s (Devid Porrello). I segretariati d’Aula dovrebbero andare a Forza Italia (Antonello Aurigemma o lo sconfitto del duello Palozzi-Simeone), alla lista civica Zingaretti (Gianluca Quadrana) e a una donna del Pd. Sull’incarico aveva messo gli occhi la franceschiniana Michela Di Biase, ma la contestuale presidenza a Leodori sarebbe difficile da accettare per le altre anime dem; i “turborenziani” sono rimasti finora a bocca asciutta e in consiglio sono rappresentanti da Eugenio Patanè – bisognerebbe convincere Forza Italia a nominare una donna – e Valentina Grippo, ultima degli eletti. Le presidenze delle 11 commissioni – 8 istitutive e 3 speciali – invece, saranno assegnate in maniera proporzionale fra le forze politiche che si saranno dimostrate “collaborative”. Movimenti, infine, anche nello staff di Zingaretti. Una recentissima modifica del regolamento ha istituito due vice capo di gabinetto, con una delle due poltrone prenotata da Mario Ciarla, mentre l’altra dipenderà anche dalla posizione di Enzo Foschi in vista delle elezioni al Municipio VIII. Albino Ruberti, ex presidente della capitolina Zetema e neo capo di gabinetto, sarà di fatto anche l’assessore ombra alla Cultura, delega formalmente trattenuta dal governatore e che da sempre interessa al mondo ex-Ds legato a Goffredo Bettini.