I vincitori vincono ancora e con ancora più margine. Gli sconfitti continuano a perdere. Se si tornasse a votare domani la Lega e il Movimento 5 stelle aumenterebbero i propri voti, rubandoli soprattutto a Forza Italia ma anche al Pd e a Liberi e Uguali. È quello che emerge da due sondaggi diversi pubblicati tra venerdi 17 marzo e sabato 18 marzo e condotti rispettivamente da Swg per il quotidiano Il Messaggero e da Demos & Pi per La Repubblica. Diverse le cifre rilevate dai due istituti che però dipingono un quadro simile. Per quello diretto da Ilvo Diamanti in caso di ritorno alle urne il M5s guadagnerebbe circa due punti percentuali, salendo al 33,8%. La Lega supererebbe il 18,2% raggiungendo quasi il Pd, che invece scenderebbe al 18,4. Scivolerebbe sotto il 13% Forza Italia, con Liberi e Uguali che toccherebbe quota 4,2%.

Per l’istituto di Enzo Risso, invece, in caso di nuove elezioni il partito di Pietro Grasso scenderebbe sotto la soglia di sbarramento del 3% mentre a crescere maggiormente sarebbe la Lega: dal 17,4 % del 4 marzo scorso il Carroccio arriverebbe al 22,3% conquistando così quasi cinque punti. Voti che arriverebbero soprattutto dal partito di Silvio Berlusconi, caduto al 10,5% (27% di quanti avevano votato per Forza Italia voterebbero Lega), e da Fratelli d’Italia salvo per miracolo sopra la soglia del 3% (17% degli elettori di Giorgia Meloni virerebbero su Salvini). In questo modo la Lega crescerebbe ovunque: al Nord arriverebbe al 28,1%,  al Centro al 22,2% al Sud al 10,7%.

Anche per Swg ci sarebbe una crescita del M5s, ma in modo contenuto rispetto al Carroccio e con cifre più simili a quelle registrate da Demos & Pi: i pentastellati di Luigi Di Maio sarebbero al 34,5%, crescendo al Nord (dal 23,7% al 26,2%), al Centro (dal 29,2% al 32,4%), ma mantenendole stesse percentuali – quasi plebiscitarie – al Sud (dal 46,3% al 46,4%). I pentastellati ruberebbero voti da tutti gli altri partiti, Lega esclusa: da Forza Italia (il 2,2%), dal Pd (4,5%), da Leu (11%) e da +Europa (5% ). Dal M5s, però, ritornerebbero ai dem il 2% dei votanti con una fetta di elettori che rimarrebbe indecisa su cosa votare.  Proprio il Pd cederebbe elettori ai grillini ma recupererebbe terreno dagli alleati rimanendo comunque sopra il 18%. Tra gli elettori del partito di Matteo Renzi Demos & Pi fa notare come ci siano pochissimi giovani. A votare Pd, infatti, sono soprattutto pensionati e impiegati pubblici. Operai e disoccupati, invece, preferiscono votare M5s, già scelto dalla maggior parte dei ragazzi. I lavoratori autonomi, i dipendenti privati optano per la Lega.

 

I risultati delle politiche incidono anche sul fronte del gradimento dei leader: la fiducia in Renzi e Berlusconi scende sotto il 30%, il premier Paolo Gentiloni ha ancora quella di un italiano su due, mentre Salvini e Di Maio fanno registrare il loro record personale toccando quota 48%. Ed è proprio un governo dei vincitori, cioè con M5s e la Lega, che secondo l’istituto di Diamanti sarebbe quello maggiormente condiviso dagli intervistati: circa un quarto guarda con favore a questa ipotesi. La base del M5s, invece, è ostile a un’intesa con Forza Italia, mentre molti elettori del Pd sono favorevoli ad appoggiare un “governo di scopo“, guidato da una personalità “esterna”. La soluzione favorita in ogni caso è tornare subito alle urne. Ipotesi auspicata sia dagli elettori di partiti sconfitti (Pd e Fi) che da quelli vincitori (M5s e Lega), per ragioni opposte: i primi hanno desiderio di riscatto, i secondi vogliono massimizzare il successo. A vedere i sondaggi quest’ultima è l’opzione più probabile.