La procura gli contesta l’abuso dell’auto blu. Lui presenta le dimissioni, che vengono  respinte, e si autosospende dalla Consulta continuando a scrivere da casa le sentenze già discusse e lavorando saltuariamente in ufficio, non partecipando ai lavori del collegio. Continuerà così a incassare lo stipendio di mille euro al giorno, per sei mesi, senza neppure l’incomodo di doversi recare alle udienza e rinunciando così del tutto a quel benefit che lasciava spesso e volentieri alla moglie. È uno dei paradossi della vicenda che da giorni fa tremare la Consulta, dove il giudice costituzionale Nicolò Zanon è indagato per peculato d’uso dalla Procura di Roma: per due anni (dal novembre 2014 al marzo 2016) e per due settimane al mese, è l’ipotesi dell’accusa, lasciava l’auto di sevizio con autista e relativi buoni benzina a completa disposizione della moglie che ne faceva un uso privato con trasferte alla casa di Forte dei Marmi, a Siena, accompagnamenti in stazione o all’aeroporto.

La vicenda, i cui dettagli non sono ancora del tutto chiari, sembra essere emersa in seguito all’allontanamento del carabiniere in distacco che svolgeva funzioni di autista per Zanon presso la Corte. Una volta tornato al suo comando avrebbe raccontato ai colleghi di aver subito un esaurimento nervoso quando era in servizio proprio a causa degli straordinari che doveva svolgere pur di corrispondere alle richieste della moglie del giudice che lo convocava anche via sms per farsi trasportare dove voleva. A quanto è possibile ricostruire, sarebbero stati proprio i colleghi del carabiniere a fare una segnalazione alla Corte che, correttamente, l’avrebbe girata alla Procura della Repubblica perché – potenzialmente – conteneva una notizia di reato.

Ebbene da quel reato Nicolò Zanon ieri è stato in parte “assolto” dagli stessi colleghi giudici che gli hanno fatto quadrato attorno. Ieri si è svolta la camera di consiglio e dopo tre ore hanno respinto le sue dimissioni accogliendo la linea di difesa secondo cui il regolamento interno della Corte sulle auto di servizio, datato 1979, non pone limiti alla discrezionalità del bene in “uso esclusivo”, quindi non ci sarebbe alcun illecito possibile, sotto il profilo dello scopo dei viaggi e dell’identità del trasportato. Così i colleghi hanno accolto la richiesta di autosospensione di Zanon che potrà durare fino a sei mesi. Tempo sufficiente a chiarire la sua posizione davanti ai magistrati e nel quale il giudice però – come detto – continuerà a percepire lo stipendio da 360mila euro lordi l’anno, mille euro al giorno.

La sospensione, infatti, è tale per l’attività di collegio che si svolge in udienza, mentre può proseguire l’attività sulle sentenze già decise. L’auto della discordia, nel frattempo, resterà in garage. Continueranno a viaggiare come sempre tutte le altre a disposizione “in via esclusiva” che, come rivelato ieri dal fattoquotidiano.it, sono perfino più dei giudici che devono trasportare: 19 vetture e 22 autisti contro 15  giudici (anzi 14, una posizione è vacante). Non a caso, è stato rilevato ieri da diversi organi di stampa, i colleghi di Zanon hanno votato all’unanimità in sua difesa: se mai passasse la contestazione penale di peculato d’uso a suo carico, per quanto incerta, potrebbero trovarsi prima o poi a doverne rispondere.