Non tutto è perduto, la legislatura – in particolare – non è perduta. Piuttosto “è il momento di scrivere le regole tutti insieme“. E’ la via d’uscita indicata dal ministro della Cultura Dario Franceschini che in un’intervista al Corriere della Sera si fa da ulteriore portavoce della possibilità di “scongelamento” dei voti del Pd in Parlamento. Dopo la direzione del Pd che ha ribadito che il partito sarebbe stato all’opposizione, ha parlato il ministro Graziano Delrio con un’apertura al Colle (“Se chiama, si valuterà”) e dopo ancora il guardasigilli Andrea Orlando e il reggente Maurizio Martina. Ora, Franceschini: per il ministro, capo corrente dei principali alleati di Renzi dentro al partito, può essere il tempo di una legislatura davvero “costituente”. “Le riforme a maggioranza non funzionano” – e le prove sono i fallimenti dei referendum di centrodestra e centrosinistra nel 2005 e nel 2016 – “ma siccome oggi nessuno ha la maggioranza, il quadro è perfetto per fare le riforme, perché nessuno le può imporre agli altri”. Il punto è che “una classe dirigente non può concepire di lasciare irrisolti i nodi di un sistema che non funziona, oggi più di prima”. Per questo le due cose da fare sarebbero il superamento del bicameralismo e una nuova legge elettorale, proporzionale con il sistema delle alleanze o maggioritaria nel senso che il primo prende la maggioranza. “Non ho nessun titolo per impegnare il Pd: mi rivolgo a Di Maio, a Salvini, a Berlusconi, a Martina e al mio stesso partito; da una situazione che pare perduta può nascere un meccanismo virtuoso. Questa può essere la legislatura perfetta“.

D’altra parte, sottolinea parlando di eventuali maggioranze da comporre, “qualsiasi formula si scelga è una formula posticcia”. All’osservazione che per fare le riforme ci vuole tempo e un governo, Franceschini ha risposto: “Il governo diventa figlio di questo schema. Dovrebbe accompagnare e acconsentire il processo. Certo, non per un tempo infinito“. Anzi: approvate riforma costituzionale e sistema elettorale, si torna a votare, aggiunge Franceschini. Quindi, più chiaramente, prima si fa e prima ci sarà un vincitore chiaro, almeno questo è il ragionamento del ministro. Ma a un governo istituzionale Luigi Di Maio, ieri, ha già detto di no. “In questo schema – ha detto – possono esserci diversi tipi di governo. Non mi inoltro nella discussione sulle formule. Il tema compete al presidente della Repubblica. Faccio una proposta; vediamo i sì e i no all’idea di una legislatura costituente. Tenendo conto che invece i governi di cui si parla in questi giorni sono tutti governi contro natura“.

La prima reazione, anche se in una posizione ultraminoritaria, non pare di giubilo: “C’è un pezzo della classe dirigente di questo Paese e del Pd che vive la politica come una partita a scacchi, un gioco da tavolo in una bolla completamente separata dal mondo” dice Nicola Fratoianni, di Liberi e Uguali. Secondo il segretario di Sinistra Italiana con proposte del genere si prova a “scaricare in qualche modo sull’assetto di sistema i problemi politici e sociali di questo Paese”.

Franceschini, ad ogni modo, anche se in modo più morbido rispetto ad Orlando, dimostra un certo riposizionamento rispetto a Renzi. Intanto proprio nel merito, sulla proposte di nuove riforme costituzionali: per un anno l’ex segretario ha detto di non volerne più sentir parlare dopo la sconfitta al referendum. Poi in risposta ai numerosi retroscena che descrivevano la rabbia di Renzi nei confronti di Franceschini, presunto colpevole di aver aperto subito una trattativa con il M5s per ottenere la presidenza della Camera. “Ho letto quel retroscena e ci ho riso sopra – risponde il ministro – Sono certo che Matteo non abbia detto una cosa così falsa e offensiva“. E poi i “caminetti“: “In questo momento dire collegialità uguale caminetto è una sciocchezza. Collegialità significa accantonare diffidenze e rancori”.