8. Sgarbi capisce di storia dell’arte, ma non è l’unico a capirne. Un Tomaso Montanari gli mangia in testa e lui è il primo a saperlo. Questa cosa che Sgarbi “ha un carattere pessimo però quando parla di quadri è bravo”, ha stancato: sarebbe come dire che quell’idraulico che ti ha bombardato e raso al suolo la casa, in fondo, il rubinetto te l’ha aggiustato benino. Quindi potresti anche richiamarlo. Sveglia ragazzi, dai.

9. Lo Sgarbi “politico” fa più assenze di Salvini al Parlamento Europeo e lo Sgarbi provocatore si dichiara poi coraggiosamente nullatenente quando si becca una querela. Basta farsi un giro in Rete, ma anche solo chiedere di lui, per trovarne tanti che ti raccontano come lui e la sua corte dei miracoli se ne siano andati senza pagare la cena o l’albergo. Forse millantano. E forse no.

10. Sgarbi è ormai una mesta caricatura di se stesso. Un Bufalo Bill esibito nel circo mediatico per il piacere del pubblico che sghignazza guardando il nonnetto che sbrocca o magari scorreggia a Le Iene. Gli unici a difenderlo ancora sono due o tre siti anti-grillini e il poro Cruciani. Lo stesso Cruciani che Sgarbi, a Radio Belva (programma durato come un pensiero forte di Gasparri), battezzò così: “Ti piscio in testa, tazza di merda”. Vamos.

11. Sgarbi è un po’ umorale. E’ capace di venire da me a Reputescion (garbatissimo) e subito dopo andare da Cruciani e urlargli di tutto: è successo davvero, era proprio lo stesso giorno. Idem con Peter Gomez. Prima fece la persona piacevole a la Confessione sul Nove. Poi, pochi giorni dopo, accusò Gomez di ogni nequizia a Piazzapulita. E’ sconnesso da se stesso, dal mondo, da tutto.

12. Prima di caderci come una pera cotta con me, Sgarbi fece una figura persino peggiore con Piero Ricca, che lo demolì perculandolo. Riguardatevi i filmati su YouTube: me-ra-vi-glio-si. Sgarbi, impavido come una prugna secca, minacciò di chiamare la polizia e diede a Ricca della “checca”. L’ha fatto anche con me: quando è in difficoltà ti dà del “finocchietto” e “rotto in culo”. Già il solo fatto di usare (a caso) il tema dell’omosessualità come “insulto” dà la misura del personaggetto, o quel che ne resta. Inutile poi che vi ricordi come quelli che si autoincensano per le proprie doti amatorie siano i primi che, quando se lo cercano, spesso non se lo trovano. E di questo, almeno di questo, non vorrei che Sgarbi s’intendesse sin troppo. (Metaforicamente, s’intende)

13. Durante la sua sclerata a Cartabianca, Sgarbi mi ha gridato anche questo: “Ti attacchi al tram!”. Non lo sentivo dai tempi dell’asilo. Nido.

14. La definizione di “puttana reale” mi ha fatto sorridere, perché in questi anni me l’hanno detto molte donne. Più che altro me lo dicono ancora molte ex. Ognuno ha i suoi punti deboli: io ho le donne, Sgarbi ha Sgarbi.

15. Il solo fatto che uno come Sgarbi sia deputato è umiliante per il nostro paese. E’ avvilente che uno che ha detto quelle cose lì su Caselli, Di Pietro e troppi altri, compresi milioni di elettori, sieda dove sieda. Ed è altrettanto triste che uno così sia sempre in tivù, urlando fonemi beceri.

16. Conoscendo la sua dimestichezza con water e flatulenze, quel che resta di Sgarbi potrebbe ipotizzare un’uscita di scena alla sua altezza: sedersi sulla tazza del cesso, premere “push” e farsi inghiottire da esso. Sarebbe sublime.

Un abbraccio, caro Vittorio. Ti sia lieve il crepuscolo.

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Due parole su quel che resta di Sgarbi

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