Non sono un fan di Striscia la notizia, è sicuramente una delle trasmissioni più azzeccate della televisione italiana, ma c’è qualcosa che non mi convince, ci vedo un apparato di potere che sputtana solo i piccoli truffatori, cosa sacrosanta, ma non posso non pensare al “mandante” di questi sputtanamenti: Silvio Berlusconi.

La satira mi emoziona quando non guarda in faccia a nessuno, quando rischia, se non c’è rischio non c’è gusto e non c’è mai una vera satira. Del resto non si può chiedere a Mediaset di andare contro se stessa, sarebbe contro ogni logica commerciale, il dio denaro non approverebbe, bisogna battere cassa e muoversi entro dei limiti ben precisi, Striscia la notizia non fa eccezione, non è una trasmissione libera, non può esserlo, porta sulla propria pelle il marchio Mediaset, quindi Berlusconi può essere preso di mira ma simpaticamente, senza scavare, restando in superficie, magari una battuta sull’innesto di capelli, sul cerone, sulle sue simpatie sessuali, ma niente di più, spingersi oltre significherebbe fare la fine di Daniele Luttazzi.

Tutta la satira che vedete nei programmi televisivi è tollerata dal potere, tutta la satira che vedete in televisione non fa male a nessuno, Crozza compreso. Si ride, non ci si indigna. Il cittadino-telespettatore che ride non fa paura a nessuno. Qual è la vera funzione della satira? Lo dice in modo impeccabile Kurt Tucholsky: “L’autore satirico è un idealista offeso: vorrebbe un mondo buono, ma il mondo è cattivo e perciò si lancia contro ciò che è cattivo. […] La satira esagera? La satira deve esagerare e la sua essenza più profonda è quella di essere ingiusta».

Fatta questa doverosa premessa, ora è il momento di confessarvi una cosa: di recente mi sono emozionato nel vedere Vittorio Brumotti, inviato di Striscia, fare una missione suicida nel quartiere Zen di Palermo. Mi sono detto: questo ragazzo sta rischiando la vita. Non è satira, è coraggio allo stato puro. Questo ciclista acrobatico, abituato a stare in bilico sui cornicioni, questo atleta spericolato che si prende gioco del vuoto saltellando sulle ruote della sua bicicletta, è in missione per conto di Dio, come i Blues Brothers, lotta per il bene contro il male, mette a rischio la propria giovane vita per un ideale: il famosissimo “un mondo migliore”. Lo fa per tutti noi, ma soprattutto per tutte quelle brave persone che vivono in questi quartieri degradati, e lo fa specialmente per i bambini, infatti si rivolge a loro: dice di stare lontani dalle “cose brutte”.

Gira con un album fotografico dove mette le foto degli spacciatori, sfida la morte per cercare una sorgente di vita, è un rabdomante della speranza, davanti a un uomo così mi tolgo il cappello, e se avessi un parrucchino mi toglierei anche quello. E se l’autore satirico è un idealista offeso, possiamo dire che Brumotti fa satira, se l’autore satirico vuole un mondo buono e lotta contro un mondo cattivo, possiamo dire che Brumotti fa satira, e se la satira deve esagerare per sfidare la cattiveria, possiamo dire che Brumotti esagera e quindi che fa satira. E se l’essenza più profonda della satira è quella di essere ingiusta, dobbiamo dire che Brumotti fa satira, perché è ingiusto che un ragazzo (un uomo) debba mettere a rischio la propria vita per salvare tutti noi dal cinismo e dalla disperazione.

La satira è coraggio. Il coraggio di Brumotti e di tutti quelli che lottano contro il male, con la divisa o senza. Non ho più voglia di ridere insieme a Crozza, ho voglia di sperare insieme a Brumotti, questo voglio dalla satira, perché la satira è una cosa seria, perché la satira è tragica. Ecco il paradosso, una trasmissione come Striscia la notizia che vive sulle risate finte, una trasmissione marchiata Mediaset, ospita il coraggio puro di un ragazzo spericolato.