Nuova condanna per bancarotta, questa volta milanese a 7 anni di carcere, per Danilo Coppola, che inguaia una lunga serie di nomi illustri della finanza e della politica italiana tra banchieri, consulenti, avvocati e legali ex parlamentari che hanno assistito l’immobiliarista nelle sue operazioni, del calibro di Pier Francesco Saviotti (già numero uno del Banco Popolare), Arnaldo Borghesi (ex Lazard Italia), Vittorio Emanuele Falsitta (avvocato ed ex deputato in quota Forza Italia), Paolo Costanzo (commercialista che ha rappresentato Coppola in tante aziende) e Francesco Gianni, socio fondatore del rinomato studio legale internazionale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners. Per loro i giudici hanno disposto la trasmissione degli atti alla Procura “in ordine al ravvisabile concorso” nei reati di bancarotta.

Nel mirino del tribunale di Milano una serie di fallimenti tra i quali quello della Porta Vittoria spa. L’immobiliarista ex azionista di Mediobanca e molto vicino ai commercialisti di Carlo De Benedetti, i Segre, era già noto alle cronache giudiziarie e finanziarie. Sia per la calda estate dei furbetti del quartierino con la scalata alla Banca Nazionale del Lavoro, sia per l’inchiesta romana che nel 2007 lo aveva portato in carcere con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta, riciclaggio, falso e appropriazione indebita. Imputazioni dalle quali era stato prosciolto in appello nel 2013 dopo la condanna a 6 anni in primo grado. Tre anni dopo, nel 2016 sempre a Roma, era poi arrivata la condanna a 9 anni per bancarotta relativamente a un altro gruppo di società. Risale ai mesi precedenti il primo arresto, poi, l’acquisto del gruppo editoriale Editori PerlaFinanza che pubblicava il settimanale Borsa & Finanza e il quotidiano Finanza & Mercati che Coppola aveva dichiarato di voler portare ai livelli del Financial Times, salvo doverne incassare il fallimento dichiarato nel 2012 dopo una serie di operazioni opache e piani concordatari non andati a buon fine.

Nell’inchiesta milanese, i giudici presieduti da Luisa Ponti, hanno disposto per l’immobiliarista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità a esercitare gli uffici direttivi presso ogni impresa per 10 anni. Coppola dovrà versare a una delle parti civili, la Porta Vittoria spa, oltre 153 milioni di euro più gli interessi fino al giorno del saldo. A garanzia dei crediti risarcitori, i giudici hanno ordinato che sia mantenuto il “sequestro” di alcuni immobili già sequestrati nel settembre 2016. Ordinato anche il pagamento di una provvisionale di 50 milioni al fallimento Gruppo Immobiliare 2004 spa, ossia l’ex gruppo Coppola, fallito nel 2013 con un buco di circa mezzo miliardo di euro, di cui 320 milioni di debiti con l’erario.

La Procura aveva chiesto per Coppola 7 anni di carcere e una confisca da 664 milioni. L’immobiliarista, assistito dall’avvocato Luca Ricci, si è sempre dichiarato estraneo a qualsiasi tipo di distrazione del patrimonio delle società che, invece, a dire della difesa, ha solo tentato di risanare. Il mese scorso in aula, piangendo, ha dichiarato di essere una “persona per bene”.

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