Sono 81 i lavoratori che rischiano il posto in seguito alla procedura di licenziamento collettivo, aperta dalla storica azienda di trasporto pugliese Viaggi e Turismo Marozzi il 13 novembre 2017. Il motivo? Una crisi che, secondo l’azienda, è stata causata dalla concorrenza di Flixbus, la startup tedesca che dal suo arrivo in Italia, nel luglio 2015, fino a dicembre scorso ha trasportato nel nostro Paese sette milioni di passeggeri. Sindacati e azienda restano lontani dopo il tavolo convocato nei giorni scorsi al ministero del Lavoro, che è stato aggiornato a lunedì. Per effetto di alcuni pensionamenti i licenziamenti scendono da 84 a 81 (su 92 dipendenti), ma l’unica soluzione prospettata, al momento, potrebbe comportare una trasformazione dell’azienda di trasporto a lunga percorrenza controllata da Sita Sud proprio in un modello simile alla low cost Flixbus.

LA GUERRA A FLIXBUS – A novembre la società ha annunciato i licenziamenti spiegando che è stata registrata “una forte contrazione di clienti e quindi di fatturato”. Già un anno fa l’Anav presieduta da Giuseppe Vinella, amministratore delegato di Sita Sud, aveva iniziato una battaglia contro gli autobus low cost e poi c’è stato un emendamento inserito in extremis nel decreto Milleproroghe, approvato con la fiducia dal Senato il 16 febbraio 2017 e presentato da 4 senatori del gruppo CoR, Conservatori e Riformisti che avrebbe reso illegali le attività svolte da Flixbus. La norma, infatti, prevedeva che le autorizzazioni sulle tratte interregionali potessero essere concesse solo a raggruppamenti di imprese guidati da “operatori economici la cui attività principale è il trasporto di passeggeri su strada”, ma è stata poi cancellata anche in seguito alle proteste degli utenti e alla battaglia della stessa low cost tedesca. E sono saltati anche i cinque nuovi emendamenti (di Mdp, Fi e Udc) presentati alla legge di Bilancio a fine anno.

LA TRATTATIVA E LO SCIOPERO – Resta il fatto che l’azienda pugliese asserisce di non riuscire a stare al passo con i competitor. La Marozzi è stata tra le aziende più penalizzate dall’arrivo di Flixbus. Secondo Vinella questo è accaduto a causa dei costi bassi di esercizio della low cost tedesca. Da qui le procedure di mobilità. Di tutt’altro parere Flixbus, secondo cui l’arrivo della startup in Italia non ha messo in crisi il trasporto su gomma. “Il volume di affari del settore – spiega l’azienda a ilfattoquotidiano.it – è stimato nel 2016 in circa 200 milioni di euro, registrando una significativa crescita rispetto ai circa 130 milioni del 2012. Non solo. Molti dei nostri diretti concorrenti hanno aumentato il proprio fatturato e i propri servizi”. Tra i casi segnalati, quelli di Balfour e Marino e il lancio del servizio di Bustaia Fast da parte di Simet, in collaborazione con Busitalia. Secondo Flixbus “i bilanci di Marozzi non sono quelli di un’azienda in crisi”. L’unica differenza rispetto al passato è che, dopo un decennio di servizio in monopolio su alcune tratte, oggi su quelle stesse tratte, con oltre dieci anni di ritardo rispetto alla liberalizzazione del mercato italiano, sono attivi più operatori”. Rispetto ai prezzi, invece, Flixbus spiega che la politica aziendale non è orientata al low-cost, ma a prezzi dinamici, come dimostra il report del Politecnico di Milano secondo cui la media dei prezzi della società tedesca è in linea con quella di altri operatori. Dunque il problema sarebbe solo di Marozzi.

LA POSIZIONE DEI SINDACATI – Secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, il piano dell’azienda sarebbe quello di riassumere 60 degli oltre 80 addetti dichiarati in esubero, azzerando però tutte le posizioni e dell’anzianità. I sindacati non ci stanno e sono pronti a incrociare le braccia. Intanto uno sciopero è stato già proclamato per il 23 febbraio. Lo hanno annunciato Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal e Ugl Fna, spiegando che “rispetto alla posizione di chiusura della società e all’inspiegabile silenzio delle Regioni nelle quali Marozzi svolge i servizi di collegamento (Basilicata, Campania, Lazio, Puglia e Toscana) le segreterie nazionali hanno ribadito la loro disponibilità a trovare soluzioni alternative per i lavoratori coinvolti, nel rispetto dei livelli retributivi e normativi”. Il confronto proseguirà il 19 febbraio. Una possibilità è quella di esternalizzare il servizio, come già fanno diverse altre aziende del settore. La soluzione è quella di diventare una piattaforma? “Marozzi non chiude ma piuttosto si ristruttura per meglio competere sul mercato” ha già dichiarato l’azienda, che ha bloccato i collegamenti su gomma dalla Puglia verso Roma, Siena, Firenze e Pisa. Il problema, per i sindacati, è “garantire ai lavoratori il mantenimento dei diritti acquisiti negli anni”.

Aggiornato di Redazione Web alle 23.30 del 16 febbraio 2018

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