E anche quest’anno è finito il Festival di Sanremo che decreta la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Vincitori: Ermal Meta e Fabrizio Moro.

“Vittoria col broglio” diranno alcuni, visto che il ritornello già esisteva in un’altra canzone, ma voi l’avevate sentita ‘sta canzone? No. E allora bravi Ermal e Fabrizio che con questo nuovo bravo parlano degli attentati di matrice terroristica usando il ritornello “Non mi avete fatto niente”. Per forza, non c’eravate. Non mi avete fatto niente no. Comunque bravi, hanno vinto e che i Jalisse li proteggano.

Secondo posto Lo Stato Sociale con Una vita in vacanza che è un po’ ELAVITALEBELA e soprattutto La terra dei cachi reloaded, e mi riferisco al risultato. Secondi. Chi arriva secondo a Sanremo è sempre il vincitore, è quello che “avrebbe dovuto vincere, ma no… non si può”. Bravi (cit. Alessandro Manzoni) e brava Annalisa che è arrivata terza alla faccia di Ron col defunto Lucio Dalla nella custodia della chitarra (pratica italica necrofila molto in voga e apprezzata), della Vanoni e gli altri due (sapreste dire quale è Pacifico e quale è Bungaro senza cercare su “Google” nella sezione immagini?), di Gazzè, di Cristalda, Pizzomunno e di tutti gli altri vecchi che hanno partecipato al festival di Baglioni, condotto principalmente dalla Hunziker e con la straordinaria partecipazione di Favino e di altri gerontocantanti.

Dicevamo i vecchi, non gli umarells con le mani dietro la schiena che osservano gli operai che lavorano nei cantieri, proprio i vecchi che fanno i giovani che cantano cantano cantano e non si fanno da parte, simbolo di una nazione di vecchi che fanno i giovani e non si fanno da parte.

Nel 2018 fare i giovani tutta la vita è diventata la priorità, un mestiere durissimo e un’arma a doppio taglio, tipo “Ah tu hai passato i sessant’anni e ti sentì un ragazzo? Bene. Bravo. Vai mo’ a lavorare fino a settant’anni allora”. Te lo dice la signora Fornero e diciamo che te lo sei meritato, ragazzo.

Si dice che la “gioventù protratta” sia una malattia senile invalidante della quale ne stanno facendo le spese i giovani 30/40/50 enni che hanno seguito il festival geriatrico e applaudito la vecchia che ballava, sognando un giorno di essere come lei, ancora con tutta quell’energia, ancora in pista, ancora a lavorare, ancora in ufficio o in fabbrica.

E in tutto questo scenario di gioventù protratta appaiono loro, gli Elio e le storie tese che dopo anni e anni di carriera osano congedarsi con un Arrivedorci.

Incredibile. Ma come? Dei vecchi che si fanno da parte? In Italia? Ma sono matti? Ma chi si credono di essere?

Inevitabile il loro posizionamento: ultimi.

Ai più giovani tentenni non resta che cantare e trascorrere Una vita in vacanza, tanto a lavorare ci vanno i vecchi, fino alla fine dei loro giorni. Amen (cit. Gabbani).