Non sarà un sequel classico ma potrebbe diventare “qualcosa alla Truffaut” perché “le vite di Elio ed Oliver forse ci possono insegnare a crescere”. Radiosi all’indomani dell’annuncio di quattro nomination ai prossimi Oscar, Luca Guadagnino e i protagonisti del suo Call Me By Your Name (Chiamami col tuo nome, nelle sale da giovedì), Arnie Hammer Timothée Chalamet, sognano di continuare un’avventura già diventata leggenda e che – indubbiamente – ha trasformato radicalmente le loro esistenze. L’incontro odierno con la stampa a Roma si è consumato in questo clima di gioia, speranze e fiducia, a prescindere da quanto accadrà nella notte degli Oscar il prossimo 4 marzo.

Ma sono soprattutto la gratitudine e il privilegio ad emergere rispetto a un progetto che a un anno dalla prima presentazione mondiale al Sundance – a cui è seguita la Berlinale lo scorso febbraio – ha impiegato almeno 9 anni per vedere la luce, passando per diverse mani prima di approdare in quelle evidentemente perfette di Luca Guadagnino in qualità di regista. “Non solo sono felice, ma vivo questo momento in un clima di prospettiva essendo nel mezzo della lavorazione ad un altro film. Qualcuno ha condiviso per me su un social – non avendo io alcun profilo su alcun social media, non so neppure come funzioninola foto con Gabriele Muccino per la felicità condivisa di questo momento: è autentica, ho un ottimo rapporto con diversi membri della comunità cinematografica italiana, non mi sento un solitario. Di me si può dire che non amo le collocazioni geografiche del cinema, vivo l’arte in maniera trasversale e amo particolarmente le nuove onde, quelle dei cambiamenti, quelle che hanno rivoluzionato il nostro mondo”.

I suoi meravigliosi attori, indiscusse star hollywoodiane e con il prodigioso 21enne Chalamet candidato all’Oscar da protagonista, Guadagnino li ha incontrati diversi anni fa: Hammer nel 2010 in un meeting di 3 o 4 ore “in cui parlammo di tutto e io pensavo che avremmo presto lavorato insieme, invece Luca è sparito per 6 anni ripalesandosi poi con questa sceneggiatura..” ricorda l’aitante Arnie vestito in tuta Adidas, mentre il giovanissimo Timothée quando aveva solo 17 anni a New York, “conoscerlo è stata per me un’epifania – ricorda Guadagnino – è stato come se Elio si fosse già incarnato in lui”.

Ormai il trittico Luca, Arnie & Timothée risuona all’unisono rispetto all’inno alla vita che insieme hanno composto e che, nonostante la straordinaria accoglienza ricevuta fin dal gennaio 2017, non si attendevano avesse una risonanza di tale portata. Di certo colui che forse meno si aspettava tanto successo è proprio Chalamet, prepotentemente salito alla ribalta della cronaca anche per via della distanza che ha deciso di prendere da Woody Allen, con cui ha girato A Rainy Day in New York: il giovane interprete, che ha scelto di devolvere il proprio cachet a tre associazioni benefiche, ha anche deciso oggi di non parlare della spinosa questione. Rispetto al film di Guadagnino invece le sue parole non si frenano: “Più che una sfida questo ruolo è stato un vero dono: quando mai a noi giovanissimi arrivano parti così interessanti, complesse e lungimiranti? Ho vissuto un sogno”.  Su Arnie e Timothée il cineasta nativo di Palermo non ha mai avuto dubbi, sono stati la prima scelta: “Perché poi pensare ad attori italiani se i personaggi descritti sono americani?!”

Colpita al cuore dalla capacità di veicolare “sentimenti di empatia, compassione, trasmissione del sapere e capacità di guardarsi nello sguardo altrui, ovvero forme emotive necessarie in una contemporaneità agonizzata” (queste sono le parole con cui Guadagnino definisce Call Me By Your Name) la comunità internazionale sta celebrando questa pellicola in ogni modalità possibile: “mi scrivono lettere a mano persone di ogni età, mentre il complimento che mi riempie di orgoglio è arrivato da un elegantissimo Christopher Nolan alla serata dei Golden Globe” ricorda Guadagnino. “Avvicinandosi mi ha sussurrato: il modo in cui hai messo in scena gli anni Ottanta è impressionante. E detto da lui, per me vale tantissimo”.