Poche righe, taglio basso, nessun richiamo nel titolo, come hanno fatto tutti i giornali, alla sua ultima battaglia a favore del testamento biologico. Così Avvenire, il quotidiano dei vescovi, ha riportato la notizia della morte di Michele Gesualdi, ex allievo di don Lorenzo Milani. E pensare che l’editore del giornale è la Cei, presieduta da un fiorentino, Gualtiero Bassetti, che ha vissuto per tanti anni nella Firenze “eretica” di Giorgio La Pira, don Milani, padre Ernesto Balducci e che è stato sempre un estimatore di Gesualdi. La cui salma è esposta alla Madonnina del Grappa, nella Cappella Don Facibeni, fino a sabato mattina – così informa su Facebook la figlia Sandra – quando sarà trasportata a Barbiana, dove sarà officiato il funerale da parte di don Silvano Nistri.

Poi la salma dell’ex segretario della Cisl, presidente della provincia di Firenze (prima dell’avvento di Matteo Renzi con il quale non ha mai avuto buoni rapporti) e presidente della fondazione don Milani, sarà tumulata nel piccolo cimitero di Barbiana, proprio accanto a quella del priore. Un cimitero in disuso. L’ultima tomba è proprio quella di don Milani, morto il 26 giugno del 1967. Ora dopo mezzo secolo ecco un’altra bara, un’altra croce, nientemeno che quella del suo allievo forse prediletto.

Il 20 giugno scorso papa Francesco ha fatto visita alla tomba di don Milani. Un omaggio che ha riabilitato nella Chiesa la figura scomoda del prete autore, tra l’altro, di Lettera a una professoressa, contro il classismo nella scuola. In uno degli ultimi incontri tesi e concitati di don Milani con Ermenegildo Florit, in quegli anni tormentati cardinale di Firenze, il priore di Barbiana ad un certo punto tagliò corto nella controversia con il prelato: “Sa quale è la differenza, eminenza, tra me e lei? Che io sono avanti di cinquant’anni…”. Mezzo secolo dopo papa Francesco è salito a Barbiana a riabilitare il prete scomodo e a far pace con il mondo milaniano.

Ma la pace è durata poco. Prima perché la Fondazione di Gesualdi ha aspramente criticato la decisione della Curia fiorentina, proprietaria della chiesa e della canonica di Barbiana, di costruire bagni in cemento proprio davanti a quella che è stata la scuola di don Milani. “Non vogliamo che Barbiana si trasformi in santuario con il business dei ristoranti e degli alberghi”, ha sempre ribadito Gesualdi. E se oggi Barbiana è un luogo sobrio, quasi inaccessibile, nel cuore del Mugello, è anche merito di Michele e della fondazione milaniana. Il vero scontro però è avvenuto a novembre quando è stata resa nota la lettera di Gesualdi, da quattro anni malato di Sla, ai presidenti della Camera e del Senato, Laura Boldrini e Piero Grasso, e a tutti i presidenti dei gruppi parlamentari, per implorarli ad accelerare l’approvazione della legge sul testamento biologico.

Una lettera che ha suscitato le critiche aspre di Avvenire per penna acuminata del direttore Marco Tarquinio e anche del cardinale di Firenze Giuseppe Betori. Che ha telefonato gelido a Gesualdi per dirgli che la legge così come è stata concepita non andava bene. Da quel momento è calato il gelo tra Gesualdi e la Curia e i vescovi italiani. Una nuova ferita tra Barbiana e la Chiesa.

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