A novembre aveva scritto al Parlamento per chiedere una legge sul testamento biologico, trasformando il suo dramma in una battaglia civile. Perché Michele Gesualdi, allievo prediletto di Don Milani ed ex presidente della provincia di Firenze era da tempo malato di Sla. È morto oggi, a 75 anni. “Fate presto, non voglio essere torturato – aveva scritto nel suo appello ai presidenti di Camera e Senato -. Come tutti i malati terminali negli ultimi cento metri. Prego molto Dio e a volte sembra che risponda: hai ragione tu, le offese a me sono altre, tra queste le guerre e le ingiustizie sociali perpetrate a danno della umanità”.

In seguito al suo appello, in cui si riflette il coraggio civile di don Milani, a Firenze era nato il comitato #fatepresto che chiedeva l’approvazione del biotestamento che è poi avvenuta a dicembre. Al comitato avevano aderito molti tra politici, scrittori, figure della società civile, da Roberto Saviano a Rosy Bindi. E se il Papa aveva manifestato apertura rispetto al fine vita, il quotidiano dei vescovi Avvenire, dopo l’appello di Gesualdi, aveva innescato la polemica sulle parole di Gesualdi, dando voce al deputato centrista Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la VitaChe all’autore dell’appello al Parlamento diceva: “Non hai bisogno di questo provvedimento, sei già tutelato”.

Cattolico, segretario della Cisl fino al 1995 ed ex presidente della Provincia di Firenze, sostituito poi da Matteo Renzi, con il quale non ha mai avuto buoni rapporti, Gesualdi è stato uno dei primi sei allievi del prete di Barbiana e col fratello Francuccio viveva in canonica con il priore. Da tre anni era malato di Sla. Nella lettera indirizzata alle Camere descriveva il suo corpo, che era diventato uno “scheletro rigido come se fosse stato immerso in una colata di cemento”. Fin dagli inizi della malattia, consapevole delle “torture” a cui andava incontro – la più grande forse la perdita della parola, lui che con gli altri ragazzi di Barbiana era stato cresciuto dal priore nel segno dell’importanza del possesso, appunto, delle parole -, Gesualdi è stato chiaro con i suoi familiari, la moglie Carla Carotti, anche lei allieva di don Milani, e i figli, tra i quali Sandra: “Non voglio interventi invasivi”. E sia il parlamentare toscano Federico Gelli, uno degli estensori della proposta di legge sul fine vita, che Sandra avevano precisato che la lettera non aveva nulla a che vedere con l’eutanasia proprio per rassicurare il mondo cattolico diviso e incerto.

Cisl: “Ha attuato nella sua vita l’insegnamento di Barbiana”Matteo Renzi esprime il suo cordoglio: “Ricordo Michele Gesualdi con affetto e commozione. Ricordo l’esuberanza e la sua passione. Sono vicino alla sua famiglia”. E Dario Nardella lo ricorda con un tweet. Il sindaco di Firenze poi, a nome della città, ha ricordato il suo passato alla scuola di Barbiana, “da sempre faro nella sua vita, e il suo straordinario impegno alla guida dell’ente provinciale, con il quale si distinse per la grande attenzione al dialogo sociale, allo sviluppo del territorio e al rapporto con i cittadini”. “Prima di andarsene Gesualdi ha lasciato un segno profondo e intelligente nel dibattito pubblico sul tema delicato e complesso del fine vita, e rileva come la legge approvata dal Parlamento poche settimane fa per molte sue parti sia anche la conseguenza della sua testimonianza”, ha concluso.

Il segretario generale della Cisl di Firenze e Prato, Roberto Pistonina, aggiunge che Gesualdi “ha rappresentato per tutti un esempio, attuando nella sua vita l’insegnamento di Barbiana, prima in ambito sociale, con il sindacato che proprio don Milani aveva indicato come strumento di impegno sociale e politico, e poi anche nelle istituzioni”. “Siamo rattristati e vogliamo esprimere il cordoglio della Cisl e mandare un abbraccio grande, come si fa tra amici veri, alla famiglia di Michele”, ha concluso il sindacalista.