Le bollette telefoniche dicono addio ai 28 giorni e tornano mensili. Ma i prezzi non scendono. Almeno non nell’immediato: per adeguarsi al diktat dell’ultimo decreto fiscale gli operatori hanno infatti tempo fino ad aprile. Nel caso di Tim poi le tariffe non scenderanno certamente neanche in futuro: fin da ora la bolletta viene computata su dodici mesi, ma incorpora l’aumento che prima venivano spalmato su tredici mensilità all’anno. Per gli utenti “tale modifica non comporterà alcuna variazione della spesa complessiva annuale, ma si sostanzierà nella riduzione del numero di canoni e contributi addebitati in un anno (da 13 a 12)”, si legge in una nota per la modifica delle condizioni contrattuali per la clientela mobile business Tim datata 15 dicembre 2017. “Per effetto della divisione della spesa annuale per 12 anziché per 13 l’importo di ciascun canone e contributo risulterà maggiorato del 8,6%”, prosegue la comunicazione.

Al Codacons però non sono affatto convinti che la soluzione di Tim sia corretta. “Se così fosse il decreto fiscale avrebbe cambiato la forma, ma non la sostanza. Servirebbe solo a smascherare un escamotage utilizzato dalle compagnie per aumentare i prezzi. Ma in concreto il consumatore finirà per pagare la stessa somma annuale”, spiega l’avvocato dell’associazione, Gianluca Di Ascenzo. Per questo l’associazione dei consumatori ha presentato un esposto all’Agcom chiedendo di far luce sulla questione. “Abbiamo chiesto all’autorità di verificare la legittimità dell’intera procedura. E di specificare che nelle comunicazioni alla clientela venga chiaramente indicata la possibilità di avvalersi del diritto di recesso”, aggiunge l’avvocato Codacons Giulia Rinaldi.

C’è ancora tanta la confusione sul futuro. Se infatti Tim ha giocato d’anticipo, gli altri operatori stanno ancora valutando il da farsi. Interpellati da ilfattoquotidiano.it, Vodafone, Fastweb e Wind-3 hanno infatti chiarito che  si adegueranno sicuramente all’obbligo di fatturare a 30 giorni. Ma stanno ancora valutando con quali tariffe per i clienti. Fondamentale quindi prestare attenzione alle comunicazioni degli operatori in cui dovrà essere indicato anche il termine ultimo per esercitare il diritto di recesso, generalmente entro 30 giorni dalla comunicazione. Nel caso della lettera Tim del 15 dicembre, il termine ultimo sarà il 20 gennaio 2018. Per avvalersi del diritto di recesso bisognerà spedire una comunicazione scritta con la dicitura “modifica delle condizioni di contratto” via raccomandata con ricevuta di ritorno all’indirizzo postale indicato in fattura, via fax al numero gratuito 800.423.131 o tramite PEC all’indirizzo telecomitalia@pec.telecomitalia.it .

Intano le associazioni dei consumatori chiedono i rimborsi per gli aumenti del passato. “Abbiamo già inviato le diffide per quanto illegittimamente fatturato – aggiunge Di Ascenzo – i moduli per gli utenti sono a disposizione da tempo sul nostro sito”. Ma la strada per ottenere i rimborsi è ancora lunga. Anche perché gli operatori sono alle prese con pesanti investimenti sulla rete e non hanno intenzione di restituire circa 1,2 miliardi di aumenti incassati illegittimamente con la fatturazione a 28 giorni.