Perché il presidente della Repubblica ci chiede di andare a votare? Perché ci ricorda che è un nostro dovere civico, che la democrazia senza la partecipazione è come un bimbo senza latte: rattrappisce e poi muore. E lui ha ragione. Ma prima di indicarci la strada della virtù avrebbe dovuto indicare al Parlamento la strada della ragione. Avrebbe dovuto scrivere a ciascun deputato e senatore una letterina: caro legislatore, ricorda di fare una legge elettorale che serva a scegliere e non a confondere. Che dia un governo, non un papocchio. Che premi i migliori non  inviti i peggiori ad ammucchiarsi pur di fare massa e averla ancora vinta.

Invece il Parlamento ha approvato una legge che convinca il maggior numero di cittadini della loro inutilità: la loro scheda non conta. Una legge che non solo non fa vincere nessuno ma convoca i perdenti sul barcone del governo, a prescindere da qualunque merito, idea, proposta, reputazione.

E’ un diritto votare; è un dovere scegliere. Se però la mia scelta è inibita nei fatti, il mio diritto si infragilisce e comincia a perdere peso come un bambino lasciato senza latte. E la democrazia si rattrappisce. Proprio come ci ricorda, fingendo però di essere anch’egli un po’ smemorato, il presidente della Repubblica.