Oltre mille giovani, tra cui anche bambini e adolescenti, sono accusati in Danimarca di aver contribuito alla diffusione di due video dai contenuti sessuali in cui sono protagonisti due minorenni, all’epoca 15enni. Per loro l’accusa è di “distribuzione di pedopornografia“, per aver fatto circolare su Messenger i filmati.

Tutto ha inizio nel 2015, quando un 15enne danese filma con lo smartphone un rapporto con una coetanea. Lei è consenziente ma non sa di essere filmata: lo scopre solo quando quando, tempo dopo, viene contattata e minacciata di diffondere in Rete due suoi video se non avesse mandato loro delle sue foto nuda. Ma ormai è tardi, i due filmati che la ritraggono circolano in Internet fino al 2017, arrivando perfino in Groenlandia e negli Stati Uniti. È qui che vengono intercettati dal sistema automatico di Facebook, che invia la segnalazione di immagini “sessualmente esplicite” al National Center for Missing & Exploited Children, ong con cui la società di Zuckerberg collabora, e che a sua volta gira la pratica alle autorità americane. Da qui il fascicolo finisce sul tavolo dell’Europol, l’agenzia europea di contrasto al crimine, che contatta la polizia danese.

Nel novembre 2017 il capo dell’unità danese per i reati sessuali informatici ordina ad un pool di sei uomini di occuparsi del caso. Si è arrivati ad individuare così 1004 nomi, tutti tra i 15 e i 20 anni e tutti denunciati. Per le autorità si tratta “probabilmente del caso più grande” mai occorso finora nel Paese ma anche oltre confine. Gli interrogatori da parte delle forze dell’ordine sono iniziati questa settimana. Tutte e 1004 le persone che verranno sentite dalla polizia dovranno rispondere di aver violato l’articolo 235 del codice penale secondo cui è illegale distribuire materiale pedopornografico. Claus Birkelyng, soprintendente capo della squadra per i crimini informatici della Polizia, spiega infatti che, anche se in Danimarca “l’età del consenso” è di 15 anni, questo caso viene considerato pornografia infantile in quanto i protagonisti sono minorenni.

Se i maggiorenni dovessero essere riconosciuti colpevoli, dovranno scontare pene fino ad un massimo di 6 anni di carcere e la loro fedina penale – ma anche quella minorenni- sarà “macchiata” per oltre dieci anni. Prevista anche l’iscrizione nel registro per gli abusi sui minori che impedisce di lavorare in settori in cui il contatto con le fasce più deboli è quotidiano come l’insegnamento e la pratica sportiva.