Esattamente quarant’anni dopo il secondo posto nel campionato di serie A della stagione 1977-78, dietro la Juventus, il Vicenza Calcio è arrivato al capolinea. Dopo gli stipendi non pagati ai calciatori e la minaccia di non scendere in campo, adesso arriva la richiesta formale di fallimento della società che alle un tempo si chiamava Lanerossi Calcio ed era finanziata dal gruppo tessile. La Procura della Repubblica ha chiesto al Tribunale civile che dichiari il fallimento, anche se uno spiraglio per non interrompere del tutto l’attività rimane aperto. I magistrati hanno chiesto, infatti, che il curatore fallimentare, in base all’articolo 104 della legge fallimentare, disponga dell’esercizio provvisorio. Il che significa che non verrà bloccato tutto, ma se ciò non danneggerà i creditori si potrebbe continuare perfino con la partecipazione al campionato di serie C in corso. Insomma, la società non verrebbe azzerata, lasciando campo a qualche acquirente che volesse cercare di risollevarne le sorti.

Subito i calciatori hanno convocato una conferenza stampa, in barba al divieto della proprietà che aveva annunciato il silenzio stampa del club. “Se ci sono garanzie (regolare pagamento degli stipendi) i giocatori sono disposti a restare e a ritirare i ricorsi di svincolo”, sottolinea il direttore generale dell’Aic Gianni Grazioli. Una nota della squadra ha confermato: “Insieme ai tifosi siamo la parte buona di questo Vicenza. Negli ultimi mesi siamo stati sommersi da racconti che i libri di favole dei nostri bimbi non sono nulla in confronto. Da cronistorie di trattative di infinite cordate, che nel giro di poche ore sparivano nel nulla. Da promesse mai mantenute. Da parole dette senza avere nessuna conferma. Ma soprattutto senza mai percepire uno stipendio da agosto a questa parte”.

Da tempo era promesso il pagamento degli stipendi. Inutilmente. Nei giorni scorsi la proprietà aveva convocato in sede una delegazione della squadra per cercare di convincere i giocatori a presentarsi all’incontro di calcio del 13 gennaio a Padova. Ma la proposta economica formulata era così bassa che l’intera “rosa” ha deciso di rifiutarla. L’Associazione italiana calciatori aveva emesso una nota: “Nulla è cambiato, di fatto, dalla proclamazione dello stato d’agitazione: la società non ha ancora corrisposto alcunché e la nuova proprietà, anche nell’ultimo incontro, non ha manifestato alcuna volontà di pagare gli stipendi. I calciatori da luglio 2017 non hanno percepito alcuna mensilità sulle quattro maturate, né hanno certezze sul proseguimento dell’attività sportiva”. Era stato così confermato lo sciopero. “La misura è colma e l’Aic è costretta dunque ad indire lo sciopero affinché l’anomala situazione che i calciatori, loro malgrado, sono costretti a subire, cessi quanto prima».

Dopo la notizia della richiesta di fallimento, in rete i tifosi sono stati invitati a esporre fuori casa le bandiere biancorosse e a partecipare in massa all’allenamento allo stadio Menti e a una assemblea pubblica (venerdì 12 gennaio) dal titolo eloquente: “Via i Mercanti dal Menti!”. Organizzatori i rappresentanti di Curva Sud, Distinti e Centro di Coordinamento. Poi un’altra doccia fredda. Ubaldo Calabrò, rappresentante di una cordata lombardo-piemontese, ha diffuso una nota in cui dichiara “di rinunciare definitivamente all’acquisizione del Vicenza Calcio Spa. La decisione è maturata a seguito delle trattative condotte in questi giorni da cui è emersa la non volontà di cedere il club da parte della vecchia e nuova proprietà”.

Prima della comunicazione ufficiale della Procura l’ex biancorosso Pablito Rossi aveva dichiarato: “Sono un vero appassionato del Vicenza e mi sento con questo stato d’animo di vera amarezza. Siamo sull’orlo del baratro, non so cosa potrà succedere, ma penso che la sorte ci riserverà il fallimento”. E aveva aggiunto, ricordando i tempi in cui era allenato da GiBì Fabbri: “Tutto questo fa male, perché Vicenza è una realtà importante. Finirà la storia presente, ma la storia passata del Vicenza rimane e sono sicuro che la piazza sarà pronta a ripartire. Il ricordo più bello, per quanto mi riguarda, è il secondo posto dietro la Juventus del 1978”.