Quasi tutti licenziati: 497 lavoratori su 537. Una chiusura, praticamente. Nonostante gli sforzi dello scorso anno, durante il quale erano stati attivati i contratti di solidarietà, e i corposi tagli degli scorsi anni, che avevano già ridotto di tre quarti i dipendenti. L’Embraco, azienda del gruppo Whirlpool, sta attivando il licenziamento collettivo di quasi tutti gli occupati nello stabilimento di Riva di Chieri, in provincia di Torino. E ha già iniziato a svuotare gli uffici della direzione, denunciano i sindacati.

La notizia arriva a tre mesi dalla decisione dell’azienda di ridurre i volumi produttivi assegnati allo stabilimento torinese, che produce compressori per frigoriferi, delocalizzando la produzione in altri stabilimenti del gruppo. I tagli insomma erano previsti, ma una sostanziale chiusura non era tra gli scenari ritenuti probabili. Invece, è andata proprio così, come è emerso anche grazie alla comunicazione data da Whirlpool Usa, quotata a New York, alla Sec americana. L’azienda spiega con una nota di “procedere alla cessazione della produzione” nello stabilimento di Riva di Chieri ma “mantenendo comunque una presenza in Italia”. E che la decisione è arrivata dopo aver valutato “diversi scenari alternativi” senza che alcuno di questi potesse rappresentare “una soluzione appropriata per continuare la produzione”.

“L’Embraco – commenta Dario Basso, segretario generale della Uilm di Torino – continua sulla linea intransigente mirata a dismettere l’attività produttiva a Riva di Chieri e lo dimostra nei fatti con l’attivazione della procedura di licenziamento collettivo per tutti i lavoratori. Adesso ci sono i canonici 75 giorni di trattativa, in cui dovremo adoperarci per fare in modo che l’azienda cambi questa decisione. È urgente aprire un tavolo di trattativa e servirà anche un passaggio al ministero dello Sviluppo Economico per valutare strade alternative ai licenziamenti”.

“Lo scenario che ci viene presentato – afferma Federico Bellono, segretario generale della Fiom di Torino – è di gran lunga il peggiore tra quelli che si potevano prefigurare: dalla riduzione dei volumi annunciata nelle scorse settimane si passa al loro azzeramento, e quindi alla chiusura dell’attività produttiva”. Bellono denuncia come la “totale assenza di responsabilità sociale da parte della Embraco” sia “inaccettabile per le istituzioni, oltre che per i lavoratori che comunque non potranno che essere ancora più determinati in tutte le iniziative possibili a difesa della loro fabbrica, tanto più che ci giunge notizia che già in queste ore la direzione aziendale sta svuotando gli uffici”.

Dura la presa di posizione della Regione Piemonte. L’assessora al Lavoro, Gianna Pentenero, parla di “sconcerto” e di una decisione “inaccettabile, così come inaccettabile è il modo in cui è stata condotta l’intera trattativa, lasciando per mesi i dipendenti e le loro famiglie nella totale incertezza, senza interloquire in modo positivo con le istituzioni”. L’assessora aggiunge che la Regione continuerà a restare al fianco dei lavoratori e del territorio e ad attivarsi affinché, anche attraverso l’imminente convocazione del tavolo ministeriale, “sia individuata una soluzione volta a scongiurare i licenziamenti”.