“Non credo che per l’Italia sia più il momento di uscire dall’euro” anche perché per l’Italia “ci sarà più spazio” visto che “l’asse franco-tedesco non è più così forte come prima”. Lo afferma il capo politico del M5s Luigi Di Maio durante la registrazione di Porta a Porta. Il referendum sull’euro, aggiunge, è una “estrema ratio, che spero di non dover usare”. Di Maio aggiunge che l’Italia dovrà farsi “ascoltare dall’Europa: noi vogliamo contare soprattutto nella difesa delle nostre imprese”. Sempre sulle questioni dell’Europa Di Maio spiega tra l’altro che “restare nei parametri del 3 per cento non funziona, noi dobbiamo superare il 3 e fare investimenti ad alto deficit per fare in modo che ci sia un gettito per lo Stato con cui pagare il debito”. Le dichiarazioni sull’euro hanno attirato le critiche di molti avversari che ricordano quello che aveva detto il 18 dicembre: “Se si dovesse arrivare al referendum, che però io considero una extrema ratio, è chiaro che io voterei per l’uscita – aveva detto il candidato presidente dei Cinquestelle – Perché significherebbe che l’Europa non ci ha ascoltato. Ma io vedo oggi una opportunità dall’Europa”.

Tra chi attacca Di Maio c’è Renato Brunetta (Forza Italia): “Esilarante dietrofront”, scrive su twitter, definendo Di Maio “un altro comico M5s” con l’hashtag “#popcorn”. Ma la stessa ironia la usa Anna Ascani, renziana del Pd: “Di Maio è in corto circuito. A Porta a Porta prima dice che il referendum sull’euro è la sua extrema ratio e poi afferma che c’è bisogno di uscire dalla moneta unica. Gioca con le parole senza avere idea di quanto costerebbe agli italiani la sua confusione se fosse al governo”. Infine il sottosegretario agli Esteri e esponente di PiùEuropa Benedetto Della Vedova: “Ieri diceva che voleva uscire, oggi dice che vuole restare, domani ridirà che vuole uscire… cambia idea semplicemente perché non ne ha nessuna. Un candidato banderuola” scrive su facebook. “Una straordinaria giravolta” la definisce il ministro Maurizio Martina.

Uno dei punti ai quali Di Maio ha risposto durante l’intervista è il fatto che il M5s è il primo partito secondo tutti i sondaggi, ma è lontano da una maggioranza parlamentare sufficiente per dare il via a un governo. “Io non pretendo da Mattarella un incarico di governo formato sul nulla – afferma Di Maio – Io credo che Mattarella debba dare l’incarico di governo a chi ha una maggioranza. Io in termini di voti e di seggi non vedo alternative al M5s, il centrodestra si sgretolerà e il centrosinistra è fuori dei giochi”. E nel caso il M5s non avrà la maggioranza “il mio appello, la sera delle elezioni, sarà rivolto ai gruppi, per avere una maggioranza che sostenga una squadra di governo che noi annunceremo prima del voto. Io non voglio cambi di casacca, farò un appello ai gruppi. Chi risponderà quella sera sarà un interlocutore nei giorni successivi, faremo incontri trasparenti e formeremo una maggioranza sui temi del Paese che si proporrà al Colle”.

Poi il capitolo candidature. “Io faccio un appello – sottolinea Di Maio – alle migliori persone che hanno voglia di fare e di cambiare, se volete cambiare questo Paese il M5s è aperto, certo bisogna condividerne i valori e le regole. E ho apprezzato che anche chi ha tanto da perdere si è messo in gioco e si faranno anche le selezioni online dei nostri iscritti. Penso al comandante De Falco, anche lui si farà le parlamentarie“. In queste ore il Tirreno ha ricordato dei vecchi tweet critici di De Falco, per esempio quando ironizzava sull’errore di Di Battista tra Austerlitz e Auschwitz, ma anche un retweet in cui si definiva lo stesso Di Maio un “altro comico”.  “Ho sentito De Falco e ha detto che era una battuta” se l’è cavata Di Maio rispondendo a Bruno Vespa. “Per gli uninominali – precisa il candidato premier – individueremo persone del territorio che siano capaci di fronteggiare gli avversari. Questo significa anche dare opportunità a persone che lavorano nella scuola, nelle associazioni, ad imprenditori, di partecipare a questo percorso. Noi abbiamo rafforzato le regole e questo arricchirà il nostro gruppo. I partiti stanno individuando i candidati a tavolino, noi siamo facendo una selezione pubblica e stiamo individuando le migliori menti“.

Di Maio stesso avrà potere di scelta perché, spiega, “devo tutelare il M5s dagli approfittatori. I miei poteri” sulle candidature “sono legati a tutelare il Movimento da chi ne vuole approfittare”. Mentre Davide Casaleggio “lavora ai software, lui mette una parte di quelle energia al servizio del Movimento. Non ha incarichi decisionali, non prende decisioni politiche del M5s ma grazie a lui gli iscritti potranno scegliere su Rousseau i candidati che vorranno in Parlamento”.

Tra le iniziative che prenderà il governo M5s la legge sul vincolo di mandato: “Se andiamo al governo faremo una norma costituzionale che impedirà a chi cambia casacca di restare in Parlamento”. Per rimanere ai soli Cinquestelle “i nostri avvocati sono al lavoro per permettere ai nostri candidati di sottoscrivere un impegno che li obbliga a pagare una multa da 100mila” se cambiano gruppo.

Quanto al programma “con un governo M5s non lasceremo mai più una persona singola, o una famiglia, o una famiglia di pensionati sotto la soglia di povertà” assicura Di Maio. “Con il reddito di cittadinanza noi porteremo sopra la soglia di povertà le persone che vivono”, con il loro stipendio, “sotto la soglia“. Chi prenderà il reddito di cittadinanza “dovrà tuttavia mandare i figli a scuola e seguire corsi di formazione per avere un lavoro. Il reddito di cittadinanza è una misura temporanea”, spiega Di Maio. Come controlleremo che lo facciano? “Unendo le banche dati di Camera di commercio, Inps, Agenzia delle Entrate e Comuni e controllare così quale è lo stato di onestà di una persona”.

Tra gli altri temi toccati durante l’intervista anche la questione dei rifiuti che coinvolge Roma. “La Regione Emilia ha un costo di 180 euro a tonnellata, l’Abruzzo di 150 euro a tonnellata – dice Di Maio – Noi per far risparmiare i romani scegliamo la Regione che ha meno costi. I presidenti di Emilia-Romagna, Abruzzo e Lazio sono dello stesso partito, usano i romani per la campagna elettorali, stanno maliziosamente rilasciando interviste e temporeggiando per la campagna“. Il presidente dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso replica a giro stretto: “Ho già detto che non ci sottrarremo ad una collaborazione istituzionale, ma ho chiesto chiarezza su quattro punti: il quantitativo dei rifiuti oggetto dell’ emergenza, l’arco temporale in cui essa si dispiegherà, l’ impatto sulla viabilità una volta che i mezzi escono dall’ autostrada e lo sforzo che il Comune di Roma intende attuare, per capire in quali termini verrà risolta l’emergenza”.