Nel giorno in cui Donald Trump diventava presidente, 9 novembre 2016, in alcuni stati si votava per la depenalizzazione della cannabis. Da ieri in base a quel referendum la California è il maggiore mercato mondiale. L’uso ricreativo della marijuana promette di fare delle pianticelle, finora all’indice per consumo non medico, quello che Hollywood ha fatto per la celluloide e la Silicon Valley per il semiconduttore.

Col Canada che potrebbe seguirne la strada tra qualche mese (il primo paese G7 a farlo), in California i cittadini di oltre 21 anni possono ossedere un’oncia di cannabis (equivalente a 28 grammi) e coltivare a casa fino a sei piantine. Resta vietato l’uso nei luoghi pubblici ad esempio al ristorante o al cinema e al volante. La legalizzazione è accompagnata da regole e vincoli commerciali simili a quelle del mercato degli alcolici e del tabacco.

Negli Usa, dove in 30 stati è già legale la cannabis medicinale, la California è il sesto stato a legalizzare l’uso ricreativo, reclamizzato come un prodotto di “wellness”, l’alternativa a “calorie zero” del cocktail dopo il lavoro. Legalizzazione non significa però che la marijuana, tuttora vietata a livello federale, sia venduta dovunque. Delle oltre mille richieste di licenza pervenute solo alcune decine sono state approvate.

Los Angeles, West Hollywood, San Francisco, San Diego, Oakland, Santa Cruz e San Jose sono le città che finora, come richiesto dal referendum, hanno dato luce verde, ma molti punti di vendita (compresa tutti quelli di Los Angeles) non hanno ancora il permesso. Mentre per 300 altre municipalità, incluse Riverside, Fresno, Bakersfield, Pasadena e Anaheim, tutto resta ancora come prima: la vendita è permessa solo con ricetta medica. Dove il mercato della marijuana avrà via libera, i consumatori devono essere pronti a mostrare il documento e a pagare in contanti. Restrizioni a parte, per Tony Hall che a San Diego ha ottenuto la prima licenza di tutto lo stato, la rivoluzione è “epocale e multigenerazionale, simile a quella che nel 1933 pose fine al bando degli alcolici”. Così epocale che l’edizione Usa del Guardian ha aperto una rubrica, “High Time”, dedicata a aiutare i consumatori “adulti” a districarsi nella nebbia creata da mille varietà con altrettanti decantati benefici: ci sono “brand” destinate a giovani professionisti e altre a baby boomer. Donne di tutte le età sono il target numero uno nell’aspettativa che gli uomini andranno loro dietro. Il tutto nel quadro di una economia da sette miliardi di dollari tesa normalizzare la marjuana come una parte essenziale della vita di tutti i giorni.

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