Sono sempre di più le persone che comprendono l’importanza di una dieta salutare, senza però soffermarsi su ciò che bevono. Semplicemente non ci si pensa. Invece i liquidi incidono nel complesso della nostra alimentazione tanto quanto il cibo. E i parametri con cui dobbiamo acquistarli sono gli stessi che ci guidano per la scelta di tutto il resto. Qualità, calorie, ingredienti.

Tra le bevande più incriminate, ci sono le bibite e dei succhi di frutta, che rappresentano l’alternativa più gettonata all’acqua, soprattutto da parte dei bambini. Si tratta di liquidi carichi di zucchero, che apportano nella dieta molte calorie e nessun nutriente. Una sola lattina da 350 ml è sufficiente a superare il quantitativo di zucchero raccomandato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (40-50 g di zuccheri semplici al giorno), problema cui molti cercano di ovviare scegliendo le bevande light, senza sapere che in realtà si stanno facendo ancor più male.

Al posto dello zucchero, infatti, vengono utilizzati dolcificanti artificiali dannosi per la salute. Tra i più noti vi sono l’aspartame, che ha effetti irritanti sull’intestino ed è cancerogeno, e il fruttosio che, sebbene venga estratto dalla frutta, in realtà è un prodotto privo delle sostanze con cui la frutta si combina negli alimenti naturali (vitamine, acqua, minerali) ed è quindi sbilanciato dal punto di vista nutrizionale.

La faccenda si aggrava con i succhi di frutta, poiché non sono poche le persone che li considerano addirittura sani. Alcune mamme ritengono che questi nettari siano un modo per far consumare frutta ai loro bambini. Recentemente l’American academy of pediatrics (Aap) in un rapporto pubblicato sulla rivista Pediatrics ha consigliato di evitare i succhi di frutta fino al primo anno di età.
L’Aap ha modificato le precedenti raccomandazioni rilasciate nel 2001, che ne sconsigliavano il consumo prima dei sei mesi. La decisione di posticipare questa soglia al compimento di un anno è dovuta ai risultati di alcuni recenti studi, che hanno evidenziato l’aumento dei tassi di obesità infantile e dei problemi dentali in tenera età. L’Accademia sostiene, infine, le politiche dirette a scoraggiare il consumo di questa bevanda e a promuovere quello della frutta fresca.

La tabella è frutto di una ricerca pubblicata in “Che cavolo bevo?”, di Emanuela Sacconago per Tecniche Nuove