C’è un limite a tutto. Per carità, i problemi delle banche italiane hanno dimensioni che vanno molto al di là di Maria Elena Boschi e di Banca Etruria. E Marco Carrai ha il diritto di dire quello che ritiene per tenere la slavina lontana da Matteo Renzi. Però è giusto sottoporre l’onnipotente Giglio magico e quello che dicono i suoi esponenti al vaglio impietoso della logica.

Carrai ha sostenuto in un’intervista al Corriere della Sera che l’allora premier “non sapeva nulla della mail con cui il 13 gennaio 2015 egli aveva “sollecitato” a Federico Ghizzoni una risposta di Unicredit sull’acquisizione di Banca Etruria. Ovviamente il giorno prima l’ex premier aveva detto la stessa cosa: “Non ne sapevo assolutamente niente”. Se tutto questo è vero, siamo autorizzati a pensare che Renzi non sa scegliere i propri uomini.

E che stava per mettere a capo di un settore delicato come quello della cybersicurezza della presidenza del Consiglio uno di cui non si può fidare. Uno che lo tiene all’oscuro di delicate questioni che riguardano il suo territorio e membri del suo governo, nel caso di specie l’allora ministro delle Riforme.

Vediamo. Carrai è membro del consiglio direttivo della Fondazione Open, per inciso in compagnia di Maria Elena Boschi, che sul sito è indicata come segretario generale. Fondazione Open figura tra i deus ex machina della Leopolda, la kermesse in cui ogni a anno a Firenze si celebrano con i crismi dell’ufficialità i principi del renzismo ortodosso.

“Quando si tratta di staff è giusto che ognuno porti i suoi come succede in America”, spiegava Renzi il 21 gennaio 2016 a Porta a Porta, parlando dell’idea di affidare la cybersecurity all’amico. La polemica sull’opportunità della scelta imperversava, ma ancora mesi dopo l’allora capo del governo non dava segno di voler mollare: “Ho chiesto a Marco Carrai di venire a darmi una mano nel settore dei big data. Spero che non abbia cambiato idea, io no”, spiegava il 29 aprile successivo rispondendo a chi gli domandava se la settimana successiva sarebbe arrivata la tanto sponsorizzata nomina.

“Carrai è un mio amico come tante persone che lavorano con me”, aggiungeva il premier, per poi ribadire il concetto il 12 maggio, ancora dai divanetti bianchi di Bruno Vespa: “Per lui si profila un ruolo di lavoro assieme a me, nel mio staff avrà un ruolo operativo importante“. Ruolo che alla fine non arriverà e sul quale Renzi tornava con rammarico più di un anno dopo: “Se c’è un’occasione – scrive il segretario del Pd nel suo libro Avanti, uscito il 12 luglio – in cui non ho avuto abbastanza coraggio è stata quando mi sono fermato davanti alla prima polemica sul ruolo di Marco Carrai come consigliere per la cybersecurity“, scrive l’ormai solo segretario Pd.

Che pochi giorni dopo, il 24 luglio, riceveva l’assoluzione dell’amico: “Non se ne fece più nulla perché si sollevò un polverone di polemiche. Ma io non do la colpa a Matteo Renzi”. I due si conoscono da oltre 30 anni. Insieme nella Margherita e poi nel Partito popolare italiano, “Marcolino” è accanto a Renzi quando diventa presidente della Provincia di Firenze nel 2004, come capo segreteria. Quindi lo segue a Palazzo Vecchio, dove sarà il suo primo consigliere.

Da ottobre 2011 è consigliere dell’Ente Cassa di risparmio di Firenze (oggi Fondazione). Già che c’è nel 2013 diventa presidente di AdF, la società che gestisce l’aeroporto fiorentino e nel luglio 2015 è eletto poi alla guida di Toscana Aeroporti. Ma non c’è solo il lavoro: al suo matrimonio con Francesca Campana Comparini, nel settembre 2014, Matteo gli farà da testimone insieme alla moglie Agnese.

Alla luce di tutto ciò, la domanda è: quand’anche fosse vero che aveva scritto la mail a Ghizzoni per conto di un “vecchio cliente” che “stava lavorando sul dossier della Banca Federico Del Vecchio” e che era “interessato a sapere se Unicredit chiudesse o meno su Etruria”, come fa “Marcolino” a dire che il suo amico Matteo non sapeva nulla?

Su quali basi logiche Carrai sostiene di aver tenuto il presidente del Consiglio all’oscuro del fatto che lui, una delle persone più vicine sotto ogni punto di vista, si era preso la briga di scrivere una mail all’amministratore delegato di uno dei principali istituti di credito italiani per sollecitare una risposta su Etruria, banca di cui il padre della ministra delle riforme Maria Elena Boschi – altro petalo di primaria importanza del Giglio magico – era stato vicepresidente? E come fa Renzi a sostenere la stessa cosa?