La sua stanza al quarto piano è poco luminosa. Quella al piano numero quattordici con la terrazza che guarda su tutta la città, invece, è perfetta. Peccato sia già occupata da un dirigente. Poco male, basta decidere di spostare il dipendente in questione e occupare il suo ufficio. Fa discutere il primo atto di Mariella Ippolito, nuovo assessore alla Famiglia della Regione Siciliana.

A raccontare la vicenda è l’edizione palermitana di Repubblica. Nominata dal neogovernatore Nello Musumeci il 29 novembre, Ippolito si è insediata nei giorni scorsi negli uffici di via Trinacria a Palermo. Solo che una volta varcata la soglia dell’assessorato si è accorta di un piccolo particolare: la sua stanza era al quarto piano. Poca luce, poca vista, non certo l’ambiente giusto per la numero uno dell’assessorato alla Famiglia. Nello stesso stabile, però, c’èra un ufficio molto più cool: quello del dirigente generale Mario Candore. Uno spazio luminosissimo dal quale si domina l’intera città. Detto fatto dunque: al dirigente è stato chiesto di spostarsi. E Ippolito ha avuto uno studio degno del suo incarico, anche se parecchi in assessorato non hanno preso bene il primo atto del nuovo capo. La diretta interessata, però, non si preoccupa.

“Non ci trovo nulla di male– dice l’assessore a Repubblica – Rientra in una riorganizzazione del sistema di accoglienza di questo assessorato. Quando sono arrivata non c’era alcun filtro in portineria e non c’era alcuna privacy per il mio ruolo. Davanti alla porta mi sono trovata persone che non conoscevo e non sapevo nemmeno se erano dipendenti della Regione oppure esterni. Al quattordicesimo piano posso lavorare con più tranquillità. Inoltre penso che con più luce si lavora meglio. Tutto qui. Candore è stato gentilissimo e ha accettato il cambio di stanza con la massima collaborazione”.

Presidente dei farmacisti di Caltanissetta, Ippolito è stata indicata in giunta addirittura da Raffaele Lombardo, ed è una delle due sole donne del nuovo governo Musumeci. Il governatore, però, evidentemente ci teneva ad accontentare Lombardo: pur di farle spazio ha dovuto negare una poltrona alla Lega, che non l’ha presa benissimo. Più o meno come i dipendenti dell’assessorato alla Famiglia.

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