Nuvole minacciose sul concorsone Inps per l’assunzione di 365 dipendenti a tempo indeterminato nel ruolo di analista di processo-consulente professionale. Il bando, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dello scorso 24 novembre, potrebbe essere rimesso in discussione nella parte in cui chiede la certificazione della lingua inglese come requisito di accesso alla selezione. Il motivo? Il bando è impugnabile perché taglia fuori tutti i madrelingua e coloro che conoscano l’inglese ma non abbiano una certificazione riconosciuta dal ministero dell’Istruzione. Per non parlare del fatto che fissa regole diverse da quelle esistenti per l’assunzione nel pubblico impiego.

Nel dettaglio, secondo il bando, alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande (27 dicembre), il candidato dovrà essere “in possesso di una certificazione, in corso di validità, di conoscenza della lingua inglese, pari almeno al livello B2 del Quadro Comune Europeo di riferimento, rilasciata da uno degli enti certificatori riconosciuti dal decreto n. 118 del 28 febbraio 2017 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”. Tuttavia, “desta perplessità la richiesta di tale conoscenza nell’ambito dei requisiti di partecipazione alla procedura selettiva, con particolare riguardo al fatto che tale conoscenza debba necessariamente essere provata esclusivamente mediante talune tassative certificazioni”, spiega il professor Salvatore Dettori, docente di Diritto amministrativo all’università di Teramo e titolare dello studio legale romano Dettori&Associati.

“Se da un lato la previsione che un funzionario pubblico debba conoscere la lingua inglese non può dirsi in via generale sconveniente – prosegue l’esperto – dall’altro impedisce la partecipazione alla procedura a tutti coloro che, pur potendo vantare una conoscenza anche approfondita della lingua inglese, non sono in possesso della certificazione richiesta al momento di presentazione della domanda”. Senza contare che non è “oggettivamente pensabile che tale certificazione possa essere acquisita nel termine che intercorre tra la pubblicazione del bando e la scadenza del termine di presentazione delle domande”, aggiunge Dettori.

Il risultato è che il bando così com’è “lascia quindi fuori dalla procedura i madrelingua inglese ovvero coloro che la lingua inglese la conoscano in ragione di qualsiasi altra circostanza, ivi compreso l’avere soggiornato all’estero in ragione di qualsivoglia motivo, anche di studio o di lavoro”, prosegue il professore che evidenzia come, sul punto, l’Inps sia stata decisamente chiara in sede di precisazioni sul proprio sito escludendo soluzioni diverse dalla certificazione richiesta come soggiorni Erasmus o corsi di laurea in lingua inglese. “Sotto tale profilo ritengo che la previsione in questione possa presentare profili di illegittimità – continua il professore – Non è infatti pensabile pretendere una certificazione di conoscenza della lingua inglese a chi parla inglese come prima lingua, né a chi abbia comunque una conoscenza adeguata dell’inglese che non sia certificata nelle tassative forme prescritte dall’Inps”. Se il punto era quindi la ricerca di personale che parlasse inglese, meglio sarebbe stato se la conoscenza della lingua straniera fosse stata testata durante il concorso e non chiesta preventivamente con una certificazione che “non solo non era previamente conosciuta dagli interessati, ma che questi non possono in ogni caso procurarsi in tempo utile per la presentazione della domanda alla procedura concorsuale”.

Come se non bastasse l’esclusione dei madrelingua e di coloro che si sono formati in inglese senza conseguire certificazioni ad hoc, il bando per il concorso Inps cozza anche con il testo unico sul pubblico impiego: l’articolo 37 del decreto legislativo 165/2001 stabilisce che i bandi di concorso per l’accesso alle pubbliche amministrazioni possono prevedere solo l’accertamento della conoscenza della lingua inglese durante la procedura selettiva. Non anche una certificazione come requisito di ammissione.

“La medesima norma stabilisce peraltro che, per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato diversi dai dirigenti, sia un regolamento a stabilire i livelli di conoscenza, anche in relazione alla professionalità cui si riferisce il bando, e le modalità per l’accertamento della conoscenza medesima”, spiega Dettori. “Per completezza va peraltro rilevato che il giudice amministrativo, a proposito dell’interpretazione dell’articolo 37, ha avuto modo di sostenere nel 2008 che nel silenzio delle disposizioni primarie, i bandi possono prevedere che l’accertamento delle conoscenze previsto nella suddetta norma (tra cui la conoscenza di una lingua straniera) costituisca parte integrante delle prove di esame, ovvero che venga in rilievo quale requisito di ammissione al concorso. Sul punto la questione rimane dunque aperta”, conclude il professore. Anche per l’Inps e per il suo concorso. Ma, interpellato sul tema da ilfattoquotidiano.it, l’istituto presieduto da Tito Boeri fa sapere che “gli uffici legali hanno valutato il rischio di ricorsi e hanno optato di procedere sulla strada”, indicata dal bando. E cioè di chiedere ad ogni costo la certificazione linguistica.

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