Un potente si riconosce subito. Se è invitato a un convegno arriva per ultimo ma parla per primo. Se è in viaggio sull’autostrada ha sempre il lampeggiante acceso e un’auto di scorta, e passa per primo anche se è in ultima fila. Però se si trova in una città del nord fa spegnere il lampeggiante, a volte anzi lo occulta, perché fa troppo kitsch e sceglie di rimanere in coda. Ma non più di due minuti. Se si trova in una città del sud non fa spegnere mai il lampeggiante e a volte anzi chiede che avanzi nel traffico a sirene spiegate. Fa molto potente.

Se è invitato in televisione il potente ha bisogno – prima di andare – di far leggere la scaletta (lui non ha tempo), farla approvare da un tirapiedi (altrimenti che senso avrebbe pagarlo? E poi lui non ha tempo), far scegliere gli ospiti (lui non ha tempo) che lo intervisteranno. Il potente, se è potentissimo, decide anche l’ora in cui dovrà essere intervistato sui temi che sono stati già selezionati e dai giornalisti che sono già stati indicati. Arriva per ultimo e parla per primo, come se fosse nel traffico.

Se il potente è invece un conduttore, per esibire il suo potere ha bisogno di sforare con la chiusura. Poco o molto non conta, basta che il suo programma si protragga più di quanto è stabilito dal palinsesto. Se il potente naviga in rete e scrive un post ha bisogno di molti like. Se non li possiede se li fa comprare al mercato libero del web. Se ritiene sconveniente l’acquisto, si fa sponsorizzare e va avanti, nei post, come se fosse nel traffico col lampeggiante acceso, oppure come se a un concorso pubblico fosse candidato un suo fratello o una sorella o un figlio oppure una figlia.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Vecchi e nuovi poveri: vecchi e nuovi morti – L’istantanea di Antonello Caporale

next
Articolo Successivo

Joe Biden, l’amico di Putin e il disperato erotico troll – L’istantanea di Caporale

next