Quasi non resisto più. Sento una irritazione profonda quando qualcuno parla del problema del ‘lavoro’ e di quello ‘occupazionale’. Sento tanta, ma tanta, ipocrisia in queste giaculatorie. Sì: ‘giaculatorie’, perché altro non sono. Quelli che più mi irritano sono i ‘politici’. Oggi chiunque ha – giustamente – il diritto di proporsi per la guida politica del Paese, ci mancherebbe, ma temo che la fase storica che stiamo vivendo (mi riferisco al nostro Paese, perché non conosco le realtà esterne) dal punto di vista della applicazione concreta dei concetti di democrazia abbia un che di debordato, di dèpassè, di maleolente, di putrefatto.

Noi italiani, con la bella scoperta di disinteressarci della ‘politica’ come ormai ogni votazione dimostra, abbiamo in concreto mandato a governarci personaggi di qualsivoglia estrazione, statisticamente ben poco preparati, che però spesso si insediano in posizioni che determinano aspetti della nostra vita concreta. Nel nostro colpevole disinteresse abbiamo permesso un fenomeno che ha avuto conseguenze drammatiche sulla nostra vita, sulla salubrità del nostro Paese, che non molto tempo fa stava molto meglio.

Abbiamo consentito una crescita smodata dei compensi ai politici e abbiamo in buona sostanza favorito l’arrivo in massa di personaggi spesso attratti alla politica proprio dalle prospettive di guadagni molto elevati, di garanzie che altri cittadini non hanno, e, diciamocelo pure, spesso di ‘guadagni-extra’ generati da una grande diffusione della corruzione e dell’evasione fiscale. Ma ci pensate a quale confronto fra un compenso a un deputato di cinquant’anni fa e di un deputato odierno? Ma, badate bene, la stessa differenza astronomica sussiste fra un consigliere comunale, un consigliere regionale, confrontati nello stesso periodo.

Altre figure pubbliche istituzionali importantissime, forse le più importanti – gli insegnanti – non hanno avuto certo lo stesso trattamento. La politica, a tutti i livelli, è diventata già sul piano della correttezza un macro-business. Se poi sforiamo nel business untertisch (sottotavolo) allora, mamma mia, è proprio il bengodi dell’era moderna. Ma ponetevi questa domanda: ma di fronte a una prospettiva di guadagno così elevata, così garantita, così inusuale per un serio professionista, chi volete mai che la vita politica possa più facilmente attrarre? Degli asceti, dei candidi animi francescani, dei servi votati al bene pubblico?

A me sembra abbastanza facile che questa vita ricca, riverita, che ti dà spesso pure il potere, non possa che attrarre, in primis, che persone desiderose di guadagnare, e bene. Un tempo non era così, proprio no. Ferruccio Parri, il primo Presidente del Consiglio della Repubblica, per poter affrontare i gravissimi problemi di un’Italia distrutta e affamata, si chiuse nel suo ufficio per studiare i documenti vivendo per giorni e giorni solo con pane e salame; Enrico De Nicola, primo Presidente della Repubblica, rifiutò lo stipendio da Presidente (12 milioni di Lire di allora), si recò alla cerimonia della sua nomina con la sua modesta automobile, aveva un paletot rivoltato con cui andava tranquillamente alle cerimonie ufficiali; Luigi Einaudi, il Presidente della Repubblica più amato dagli italiani dopo Pertini, predicava modestia e risparmio: nei pranzi al Quirinale divideva la frutta coi commensali; De Gasperi, con lo stesso stipendio di Parri, austero fino al midollo, lui – cattolico deciso – mise in riga il papa Pio XII che pretendeva che Roma non avesse il sindaco comunista. E i ‘padri costituenti’? Quanti galantuomini, quanta gente perbene che non entrò nelle file della politica di allora per guadagno. Ne potete stare certi.

Se poi parliamo dei compensi degli amministratori locali (comunali, regionali, ecc.ecc.), bah, peggio che andar di notte. Probabilmente quello era il trucco per avere politici capaci e onesti: politici che concepivano un grande onore essere scelti per servire il proprio Paese e non concepivano la politica come un ‘business’ oggi apparirebbero come dei ‘lunari’, del ‘marziani’. Se quelle persone fossero oggi in Parlamento, nei Consigli comunali e regionali verrebbero probabilmente additate come persone pericolose, estranee, delle quali forse diffidare.

Credo che nel nostro Parlamento di oggi queste persone esistano, ma sono poche, invisibili, sopraffatte da una corsa all’irresponsabilità, all’arraffamento. E soprattutto sommerse da una grave forma di incompetenza diffusa, cialtrona. Cosicchè, quando parlano, che dicono? Che il problema è il ‘lavoro’, ‘dobbiamo parlare di lavoro’, che dobbiamo far ripartire il lavoro, ecc.ecc. Ma all’interno di una colpevole nebbia mentale, priva della più piccola idea costruttiva reale, alla faccia di quei ragazzi che andranno in pensione (e chissà con quale pensione) senza aver mai lavorato. Mentre molti politici dell’oggi andranno in pensione ricchi e garantiti in coltri di vaporosa bambagia.

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