Il lavoratore può segnalare illeciti in aziende pubbliche e private. E’ di qualche giorno fa il via libera definitivo della Camera alla legge sul whistleblowing, che tutela chi segnala illeciti negli enti pubblici, nelle aziende pubbliche e  private. Pur con qualche lacuna, si tratta di un testo positivo di cui c’era un grande bisogno in un Paese ad alta intensità “corruttiva” e dove i fenomeni mafiosi imperversano.

Per dare ancor più risalto alle norme legislative, adesso tocca al sindacato mettere nei contratti di lavoro la protezione degli addetti che segnalano attività illecite. Si tratta di introdurre forme di tutela per i lavoratori del settore pubblico e privato ancor più calzanti in rapporto alla tipologia dei diversi settori lavorativi. In una fase di azione sociale affievolita e di perdita d’identità del sindacato si avvierebbe così un processo di ridefinizione dell’identità sindacale.

L’occasione è quella di allontanarsi dal tran tran delle rendite di posizione e di sfidare le imprese pubbliche e private sui temi della trasparenza e della concorrenza (regolata). Insomma, l’ultima chiamata per evitare la destrutturazione dei sindacati visti sempre come soggetti corporativi che difendono l’esistente. Ma non solo: con comportamenti corretti e trasparenti cresce l’efficienza delle burocrazie pubbliche, delle società di servizi (vere palle al piede della ripresa) e la competitività delle imprese private. Le gerarchie aziendali potranno finalmente orientarsi maggiormente al merito ed alle capacità professionali e non alla furbizia. I voti a favore della legge sono stati 357, 46 i contrari, 15 gli astenuti.

Per chi segnala reati o irregolarità nel lavoro pubblico o privato, a partire da casi di corruzione, è prevista una tutela dell’identità, oltre alla garanzia di nessuna ritorsione sul lavoro né tanto meno di atti discriminatori. Nello specifico, il lavoratore, pubblico o privato, che segnala all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), o denuncia all’autorità giudiziaria illeciti di cui sia venuto a conoscenza grazie allo svolgimento della propria attività lavorativa, non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa che potrebbe avere effetti negativi.

Inoltre non hanno nessun valore eventuali atti discriminatori o ritorsivi adottati dal datore di lavoro. La legge non basta, come dice anche Andrea Franzoso, il whistleblower che ha denunciato le “spese pazze” in Ferrovie Nord e che ha raccontato la sua vicenda ne Il Disobbediente: “Il lavoratore privato sarà meno tutelato di quello pubblico, ma è certamente un inizio”.