“Ero seduta in salotto con la mia famiglia. A un certo punto l’appartamento e gli oggetti hanno iniziato a tremare, sembrava che tutto si stesse distruggendo, sgretolando. È durato a lungo, circa 20 o 25 secondi: un tempo che è sembrato infinito”. A Sulaymaniyya, nel Kurdistan iracheno, il terremoto di magnitudo 7.2 che ha sconvolto le aree al confine tra Iraq e Iran è arrivato prepotente, all’improvviso, gettando migliaia di persone impaurite in strada. La dottoressa Dastan Othman Hassan, medico dell’Istituto oncologico Hiwa, è una di queste. Nonostante i danni in centro città siano limitati, grazie alla presenza di molti edifici di recente costruzione, la paura rimane, mentre ai reparti di pronto soccorso degli ospedali arrivano le prime vittime e i feriti. “Stanotte dovrò tornare a dormire nella mia casa – racconta il medico a IlFattoQuotidiano.it -, ma dormirò vicino alla porta e con un occhio aperto”.

L’epicentro del sisma si trova in una zona montuosa a circa 200 chilometri a nord-est di Baghdad, la capitale irachena. Un’area non troppo lontana da Sulaymaniyya, dove le forze dell’ordine hanno dichiarato lo stato d’emergenza. “Le tv non fanno che ripetere alla popolazione le regole di comportamento – spiega Hassan – qui nessuno si era mai trovato in una situazione del genere, quindi siamo tutti impreparati. Consigliano di rimanere in casa e di fare attenzione a ogni piccolo segnale. Dobbiamo essere pronti in caso di nuove scosse. Ce ne sono state, ma molto più deboli di quella di domenica sera”.

Chi ha subito i danni maggiori sono coloro che, in aree vicine all’epicentro del sisma, vivono in edifici più vecchi o meno resistenti. Nei villaggi intorno a Sulaymaniyya si contano numerosi crolli, danni ingenti e anche diverse vittime. “Io lavoro in un ospedale specializzato nella cura del cancro e l’emergenza qui non è così alta da giustificare l’impiego anche di noi medici non specializzati nel primo soccorso – spiega la dottoressa – mio marito, però, lavora nel reparto di prima emergenza in uno degli ospedali della città. Lì hanno contato sette vittime e decine di feriti continuano ad arrivare. La situazione nei villaggi a est di Sulaymaniyya è disastrosa”.

La scossa è stata così potente che è stata percepita anche nei Paesi vicini, in Turchia, Emirati Arabi, Kuwait, Arabia Saudita e persino in Israele. A Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno, la situazione è più tranquilla. Lì non si contano vittime o feriti, solo molto spavento. “Ero in centro con i miei cugini – racconta a IlFattoQuotidiano.it Zhyar Rawf, giornalista freelance di Erbil – ci stavamo rilassando in un bar quando è iniziato a tremare tutto. All’inizio pensavo di aver posizionato male la sedia, poi tutti hanno iniziato a correre in strada e a urlare ‘tutti fuori! Tutti fuori!’. Quando siamo usciti, la terra tremava ancora, è durato una decina di secondi. Poi la scossa è terminata e siamo tornati alla nostra vita. Qui nessun danno, ma so che nell’area di Sulaymaniyya la situazione è ben peggiore, ci sono state anche delle vittime”.

Stanotte, la popolazione curda dovrà tornare nelle proprie case, sperando di non ripetere l’esperienza di domenica. “Stanotte dormiremo a casa – conclude la dottorressa Hassan – ma lo faremo accanto alla porta, con un occhio aperto. Stasera sarò molto stanca dopo il lavoro, ma come molte altre persone preparerò un borsone con dei vestiti per tutta la famiglia. Se dovessero esserci altre scosse, prenderò il bagaglio e i bambini e fuggirò in strada”.

Twitter: @GianniRosini