Rocco Buttiglione, il filosofo cattolico amico di Giovanni Paolo II e vicino a papa Ratzinger, con un intenso passato parlamentare dalla Dc al Ppi all’Udc e a suo tempo deputato del gruppo popolare nell’Europarlamento, ha subito fiutato il pericolo. Con l’intuito del politico ha capito che il documento di Francesco Amoris laetitia – con l’apertura all’accesso alla comunione per i divorziati risposati – sarebbe diventato un elemento esplosivo nel pontificato bergogliano. Come in effetti è successo con l’escalation di documenti anti-papali, culminati nei Dubia dei 4 Cardinali del 2016 e recentemente nella Lettera dei 62 per una “correzione filiale” da infliggere a Francesco.

Intuendo le crepe apertesi nel pontificato, Buttiglione ha esordito nella primavera del 2017 insieme al cardinale Ennio Antonelli, già segretario della Cei ed ex arcivescovo di Firenze, con un libro intitolato significativamente “Terapia dell’amore ferito in Amoris laetitia“. Ora, tra pochi giorni uscirà in libreria un suo nuovo volume “Risposte amichevoli ai critici di Amoris laetitia“, con l’obiettivo di placare i mugugni dell’opposizione che dietro le quinte si agita nei confronti del papa argentino.

Ma il pezzo forte del volume è l’Introduzione firmata dal cardinale Müller, che adesso certifica nero su bianco, e “con piena convinzione”, due punti basilari:

1. Le dottrine dogmatiche e le esortazioni pastorali del capitolo ottavo di Amoris laetitia possono e devono essere intese in senso ortodosso.

2. Amoris laetitia non implica nessuna svolta magisteriale verso un’etica della situazione e quindi nessuna contraddizione con l’enciclica Veritatis splendor del papa san Giovanni Paolo II.

Stralci dell’Introduzione di Müller sono stati diffusi immediatamente in rete, suscitando reazioni molteplici. Fondamentale è il suo riconoscimento che nella valutazione della colpa del fedele (che ha rotto l’indissolubilità del primo matrimonio) ci possono essere attenuanti e circostanze del nuovo simil-matrimonio (Müller lo chiama così) tali da poter essere “presentate anche davanti a Dio nel loro valore etico”. Per esempio, sottolinea il cardinale già prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, la “cura dei figli avuti in comune“.
In ultima istanza, passando per un pentimento sincero e attraverso il discernimento compiuto insieme al confessore, ci sono casi in cui è possibile ai divorziati risposati accedere alla comunione.

E’ il caso del fedele che “può ritrovarsi senza sua colpa nella dura crisi dell’essere abbandonato e del non riuscire a trovare nessun’altra via di uscita che l’affidarsi a una persona di buon cuore e il risultato sono le relazioni simil-matrimoniali”. Ed è anche il caso di chi per scarsa formazione cristiana ha contratto senza piena consapevolezza il primo matrimonio e poi – spiega Müller – convertitosi realmente alla fede in età matura consideri il “suo legame simil-matrimoniale, allietato da figli e con una convivenza maturata nel tempo con il suo partner attuale (…) un autentico matrimonio davanti a Dio”.

Sono certamente sottigliezze teologiche, ma il loro impatto sulla situazione interna della Chiesa cattolica è chiaro. Il cardinale Müller, licenziato da Francesco il primo luglio dall’incarico di prefetto del Sant’Uffizio per le sue continue critiche e sospinto a diventare capofila dell’opposizione al pontefice, nel momento cruciale e sul tema più controverso del pontificato non osa gettare il guanto di sfida definitivo contro papa Bergoglio.

L’evento appare come una vittoria della strategia tenace del Papa, che pur consapevole delle resistenze enormi da parte dell’episcopato nei due Sinodi sulla Famiglia, ha insistito passo dopo passo, gesto dopo gesto, discorso dopo discorso, a rompere l’impostazione dogmatica secondo cui mai e poi mai i divorziati risposati potevano accedere alla comunione.
E in effetti da parte degli ultraconservatori è già partita l’offensiva contro Müller.

Lo storico Roberto Mattei, cattolico tradizionalista già vicepresidente del Cnr e presidente della Fondazione Lepanto, definisce “inattesa” l’Introduzione del cardinale e denuncia come “sofisma” ogni distinzione. Mattei brandisce l’enciclica Veritatis splendor di Giovanni Paolo II per ribadire che “di fronte alle norme morali, che proibiscono il male intrinseco, non ci sono privilegi né eccezioni per nessuno”.

Male intrinseco è il nuovo legame e pretestuosa è la tesi (che Mattei attribuisce all’ Amoris laetitia) per cui le “circostanze potrebbero annullare la responsabilità di chi si trova in una situazione di peccato grave”.

Nel mare di siti anti-bergogliani spicca quello di Anonimi della Croce, su cui un certo Fra Cristoforo aggredisce senza mezzi termini Müller.

“Due sono le cose: o il cardinale sta cercando di tappare maldestramente le falle di Bergoglio (come faceva quand’era Prefetto), oppure è in atto un cambiamento totale di rotta. La prima ipotesi mi farebbe sorridere. La seconda mi preoccuperebbe moltissimo”.
La guerra continua.