Negli Stati Uniti circolano oltre 270 milioni di armi da fuoco tra i civili, più di una per ogni adulto americano. E dopo un periodo di relativa stabilità, per il secondo anno consecutivo le morti per arma da fuoco sono in aumento. I dati diffusi dai Cdc americani, i Centers for Desease Control and Prevention, parlano di oltre 38mila vittime nel 2016, contro le 33mila e 500 in media tra il 2011 e il 2014. Anche nel primo trimestre del 2017 si registra un aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questi dati arrivano all’indomani della strage in Texas, dove un ex militare è entrato in una chiesa battista uccidendo 26 persone tra cui 12 bambini, e a un mese dagli spari sul concerto a Las Vegas

Stragi avvenute in due Stati con leggi poco restrittive sulle armi da fuoco, e che, statisticamente, hanno tassi di mortalità più alti rispetto agli altri che hanno adottato provvedimenti di controllo come bandi sulle armi d’assalto e sui caricatori ad alta capacità e limiti al rilascio di licenze di porto d’armi nascoste.

Delle 38mila vittime di armi da fuoco del 2016, il 60% sono stati suicidi mentre il 36%, circa 11mila persone, sono state uccise. Il numero degli omicidi con armi da fuoco è 25 volte più alto che negli altri Paesi OCSE ad alto reddito e ha avuto un brusco aumento nel 2015-2016, mentre il tasso di suicidio con armi da fuoco è 8 volte superiore, con un trend in costante aumento dal 2006. Il restante 4% sono le morti per cause accidentali o per interventi delle forze dell’ordine. “Il fatto che stiamo vedendo un aumento dopo un lungo periodo è preoccupante – spiega Bob Anderson, capo della divisione statistica dei Cdc -. È una crescita importante per un solo anno”.

Questi dati non sembrano invece preoccupare il presidente Donald Trump, che continua a difendere la lobby delle armi: “Non è una questione di armi“, ha tagliato corto quando, durante la conferenza stampa con il premier giapponese Shinzo Abe, gli è stato chiesto un commento sull’ultimo caso. D’altra parte, già in campagna elettorale il magnate americano si era schierato apertamente a sostegno della lobby delle armi, facendo della questione un suo cavallo di battaglia: “Quando sarò presidente abolirò subito le gun free zone” prometteva rivendicando il diritto alla difesa degli americani.

Una posizione diametralmente opposta a quella dell’ex presidente Barak Obama, che nell’arco dei suoi due mandati si è battuto invano contro la lobby della National Rifle Association per varare una legge che imponesse un maggior controllo sulla vendita e la circolazione di armi negli Stati Uniti, quello invece resta “il” problema. Dopo la nuova strage, l’ex presidente lo ha ricordato in un tweet: “Possa Dio dotarci tutti della saggezza di chiederci quali passi concreti possiamo fare per ridurre la violenza e le armi tra noi”.

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