Chiunque nella serata di domenica 29 ottobre abbia avuto la fortuna di ammirare il cielo al tramonto, soprattutto nel Nord Italia, tra Piemonte, Lombardia e Veneto, ha avuto l’impressione di ritrovarsi improvvisamente immerso in un dipinto del pittore norvegese Edvard Munch. Una visione che ha lasciato a bocca aperta. Nessun urlo di spavento, in questo caso. Solo meraviglia di fronte a uno degli spettacoli della Natura da sempre più emozionanti. Un tramonto infuocato. Divenuto subito uno dei temi di tendenza dei social, inondati di migliaia d’immagini che sembravano ritrarre non il cielo, ma un paesaggio desertico, con dune di fuoco pennellate con svariate tonalità di rosso.

Ma cosa ha trasformato i cieli italiani dell’ultima domenica di ottobre in dipinti? La mano dell’artista è in questo caso rappresentata da una fortunata, quanto rara, combinazione di eventi. “La presenza di particolari condizioni meteorologiche di umidità e flussi d’aria”, spiegano gli esperti del Centro meteorologico lombardo. Il fenomeno scientifico è quello della cosiddetta diffusione ottica. La luce del tramonto ha, in pratica, attraversato la miriade di cristalli sottili di vapore acqueo in sospensione nella parte più alta dell’atmosfera, cambiando traiettoria in modo caotico e disordinato, a differenza di quanto avviene in altri fenomeni ottici più regolari come la riflessione o la rifrazione. “La luce del sole al tramonto, grazie alla diffusione ottica, ha prodotto disegni simili alle nubi lenticolari. Nubi – sottolineano gli esperti del Centro meteorologico lombardo – così definite per la loro caratteristica forma a lente, che si origina quando un flusso d’aria viene modellato dall’orografia dei rilievi montuosi”. La forma e il profilo delle Alpi ha, quindi, contribuito a creare le flessuose ondulazioni delle nubi osservate ieri.

Anche gli incendi divampati nei giorni scorsi in Piemonte potrebbero aver dato il loro contributo. Si tratta ancora solo di un’ipotesi ma, sottolineano i meteorologi di 3bmeteo.com, “una possibile concausa è rappresentata dal pulviscolo presente alle alte quote troposferiche (8000-12000m), in parte riconducibile agli incendi ancora presenti su alcune aree tra Piemonte e Lombardia”. Sembra, invece, escluso un ruolo della cappa d’inquinamento, solo in minima parte dispersa dal vento, che soffoca da giorni i cieli di Milano e Torino. “Dal nostro punto di vista – si legge sul sito di 3bmeteo.com -, l’inquinamento atmosferico non ha giocato un ruolo da protagonista, andando infatti a caratterizzare i bassi strati troposferici. Ben al di sotto, quindi, delle quote lungo le quali si sono generate le nubi lenticolari”.