“Favorisce la formazione di quelle coalizioni che servono
ai partiti per rafforzare i legami politici” (Luigi Zanda)

In realtà si tratterà più di apparentamenti, come quando una lista dà l’appoggio a un altro candidato nel ballottaggio delle Comunali. La legge, infatti, fa di tutto perché i legami tra i partiti all’interno delle coalizioni siano tutt’altro che saldi. Per l’elettore la prova sarà nella cabina, con la scheda davanti. Infatti accanto al

Distanti – Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini – LaPresse

nome candidato al collegio uninominale – che caratterizza la sfida tra coalizioni che corrono l’una contro l’altra – non ci sarà un simbolo (della coalizione, appunto), ma tanti simboli quanti i partiti che lo sosterranno. In chiaroscuro questo passaggio si capisce meglio nel confronto con il Mattarellum, altra legge che prevedeva le coalizioni. In quel caso, sulla scheda, accanto al nome del candidato non c’erano solo i partiti: c’era anche il simbolo della coalizione. Già quella forma era debole, tanto che nel 1994 Forza Italia si candidò al Nord con la Lega e al Sud con Alleanza Nazionale. Così come la storia seguente confermò che le coalizioni non garantivano nulla in termini di governabilità visto che nel 1994 cadde Berlusconi, nel 1998 cadde Prodi, nel 2008 ricadde Prodi e finì pure la legislatura.

Ecco, con il Rosatellum sarebbe anche peggio perché sarebbe incentivata la strategia di Forza Italia nel 1994: scegliersi l’alleanza per ogni territorio. Tantopiù in un’epoca di frammentazione, personalizzazione e proliferazione dei partiti. Qualche esempio: il Pd potrebbe allearsi con Pisapia al Centro e al Nord, ma con Alternativa Popolare in Calabria e in Sicilia. Per non parlare proprio del centrodestra che potrebbe essere Forza Italia-Lega-Fdi al Nord, ma potrebbe puntare alla sostituzione del Carroccio con il movimento di Fitto in Puglia o altri centristi tornati all’ovile in Sicilia.

Non solo: è stato tolto l’incentivo a coalizzarsi anche dalla soglia di sbarramento. Nel Mattarellum erano diversificate, mentre nel Rosatellum è unica al 3 per cento per tutti: sia per i partiti che entrano in una coalizione sia per quelli che corrono da soli.

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Rosatellum: tra ribaltoni, ingovernabilità e casta. Ecco la legge elettorale patchwork: a ogni partito un pezzo

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