Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha autorizzato la presentazione alle Camere del disegno di legge contenente il bilancio di previsione per il 2018 e pluriennale per il triennio 2018-2020. Attesa in Parlamento dal 20 ottobre, la Manovra è giunta al Senato prendendo il numero 2960. La sessione di bilancio sarà ufficialmente aperta con le comunicazioni del presidente Pietro Grasso nella seduta pomeridiana di martedì 31 ottobre ore 17 per interrompersi di fatto immediatamente dopo, causa festività di Ognissanti ed elezioni in Sicilia. Per entrare nel vivo dei lavori bisognerà aspettare dunque un’altra settimana almeno, prima con le audizioni sul testo, poi con la presentazione degli emendamenti, da mettere a punto entro venerdì 10.

Sempre martedì, se non prima, dovrebbero arrivare i chiarimenti del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sulla stessa manovra: la commissione di Bruxelles, infatti, ha allertato l’esecutivo per il rischio di una “significativa deviazione” dagli sforzi previsti quantificati dapprima nello 0,6% del Pil, poi ridotti allo 0,3% dopo un accordo informale tra lo stesso Padoan e il commissario Ue Pierre Moscovici. Questi, però, sostiene che un ricalcolo dei numeri finora presentati ridurrebbe la cifra allo 0,2 per cento.

Considerando anche il cammino parallelo a palazzo Madama del decreto Fiscale collegato, la legge di Bilancio avrà un iter frastagliato e complicato, e non solo per questioni temporali. Le maggiori incognite riguardano infatti il percorso in Commissione Bilancio. La recente uscita di Mdp dalla maggioranza ha creato un reale problema di numeri per il presidente, Giorgio Tonini: su sedici senatori, quattordici siedono ora tra i banchi dell’opposizione e dodici in quelli della maggioranza. Ed anche se Verdini ed Ala decidessero di appoggiare il governo, come accaduto solo pochi giorni fa in Aula sulla legge elettorale, il conto non sarebbe comunque troppo favorevole: tredici contro tredici che, per il regolamento di Palazzo Madama, non basterebbe ai partiti di maggioranza ad incassare il via libera su emendamenti e ddl perché, in caso di parità di voti, le proposte, al Senato, non risultano approvate. Un bello scoglio per le modifiche che pure si vogliono apportare e che quindi, con ogni probabilità, confluiranno in un maxiemendamento.

Al Parlamento è lasciato il compito di intervenire su alcuni temi fiscali, come l’estensione della cedolare secca anche agli affitti commerciali e l’introduzione definitiva della web tax. Il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, preme per superare il concetto tributario di stabile organizzazione in modo da coinvolgere tutti i giganti del web che non hanno sede in Italia, ma c’è chi non esclude l’idea di una tassa a forfait tra il 6% e il 10% del fatturato. Da considerare sarà anche la riduzione, per quanto graduale, del superticket, su cui il governo si è impegnato al momento della discussione della Nota al Def, proprio per venire incontro alle esigenze di Mdp. E l’allargamento degli sgravi per l’assunzione alla platea più ampia possibile, oltre alla proposta, lanciata dal viceministro dell’Economia, Enrico Morando, di aumentare i salari con nuove agevolazioni fiscali sulla produttività. Infine, il capitolo pensioni, di certo il più complicato finanziariamente e politicamente. Le strade potrebbero essere due: il rinvio di sei mesi della scadenza di fine anno per dare attuazione all’adeguamento automatico dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019 e l’esclusione di alcune categorie dall’innalzamento, con la garanzia immediata dell’estensione dell’Ape social ai cosiddetti lavori gravosi.