Benvenuti a Ten Talking Points, l’unica rubrica che pensa al fallimento di Darwin quando legge che “oggi Zapata è stato il miglior difensore del Milan”. Altre considerazioni.

1. Per la prima volta, Nardella non parteciperà a Ten Talking Points: dopo la figura di merda con Padellaro a Piazzapulita, è andato prima da Cerasa e poi in analisi. Lo abbraccio.

2. Napoli-Inter è stata come me la immaginavo: Napoli bello, ma non bellissimo. Inter fieramente brutta e catenacciara. Il solito film. Ovviamente Handanovic migliore in campo. Con questo pareggio, l’Inter è matematicamente campione d’Italia per il terzo anno consecutivo: questa rubrica gli porta bene. Spalletti è un Mourinho pelato. Triplete con agio. Segnalo un Mertens che comincia fatalmente a tirare il fiato: il Che Gue Sarri ha la panchina per tenere il primo posto? Lo scopriremo solo ascoltando i Pink Floyd, cioè vivendo.

3. Volendo andare più sul tecnico, Spalletti non ha sbagliato nulla. E’ un tecnico di raro acume. La mossa chiave è stata la posizione di partenza di Pucci: Spalletti lo ha schierato nella mediana come interditore, per proteggere le folate offensive di Mentana e le incursioni sulla fascia destra di Lerner. A quel punto si è rivelata ineluttabile la quadripletta di Vecchioni, con conseguente addio al calcio di Pepe Reina. Era scritto.

4. L’avete visto tutto quel sangue sul selciato? Era appena passata la Juventus. Laddove il Milan si fa le seghe se resta in dieci con un’avversaria con gli stessi punti dell’Udinese, i bianconeri fanno scempio dei rivali ordinando a Khedira di assurgere a nuovo Puskas. Una mattanza. E due punti risucchiati a chi osa al momento precederli: non faranno prigionieri. Come sempre.

5. Ho sempre pensato alla Roma del bravo Di Francesco come alla terza/quarta naturale di questa stagione. La sua è la vittoria più pesante della giornata, assieme (quota salvezza) a Chievo e Sassuolo. Poiché però la Lazio continua a fiammeggiare con ingordigia capitolina, e tenendo conto dello strapotere estetico dell’Inter, i giallorossi dovranno soffrire fino alla fine. Va comunque certificato che Kolarov giganteggia con sicumera fieramente balcanica.

6. La stagione del Milan è sempre più da vergognarsi. Col Genoa si è salvato giusto il Mirabile Suso, che a giugno saluterà tutti con Donnarumma. Di Bonucci neanche parlo più, perché mi sembra di sparare sulla Croce Picierno: anche prima della gomitata, si era fatto vilipendere con ignominia dopo due minuti dal primo Galabinov che passava. Vederlo crea imbarazzo. Pure l’alibi della squadra in dieci regge a metà, vedi alla voce Juve. Per farla breve: che troiaio.

7. Montella si è presentato nel post-partita prendendosela con Var e sfortuna. E’ l’ulteriore stazione del calvario di un buon allenatore che ha perso la bussola. Mentre lui abbaia alla luna, qualcuno gli ricordi l’involuzione di Kalinic (tenuto fin quasi alla fine), la difesa a tre imposta per “valorizzare” Bonucci e la gestione macellaia di André Silva. Non so se, per meritare l’esonero, Montella debba aggiungere di essere un fan dei Modà: a me, tutto sommato, basterebbe anche solo tutto quel che ha combinato nell’ultimo mese. Fermatelo.

8. Ormai Borini non è neanche più un giocatore, ma un sinonimo della parola “volitivo”.

9. Cresce la Fiorentina, rinasce l’Atalanta e sinfoneggia la Sampdoria. Assai mesta l’Udinese. Resta da dire del Torino, che si conferma un “vorrei ma non posso” allenato da un Buttiglione travestito da Farinacci: se la allenasse Mara Maionchi, farebbe più punti.

10. Credo che la mozione anti Visco del Pd derivi dal fatto che Bankitalia non abbia vigilato abbastanza sulla cessione di Medel. Un fatto oltremodo increscioso: qui Renzi ha ragione.
A giovedì.