Tre anni e mezzo di carcere per estorsione aggravata. Non è la condanna emessa per un boss di Cosa nostra, ma per un calciatore. Il gup Walter Turturici ha riconosciuto colpevole Fabrizio Miccoli, ex capitano del Palermo calcio accusato di estorsione aggravata. Secondo la procura – che aveva chiesto una condanna a 4 anni – l’ex bomber rosanero avrebbe chiesto al suo amico Mauro Lauricella di recuperare 12mila euro che sarebbero stati vantati da un suo amico per una vicenda legata alla gestione della discoteca “Paparazzi” di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo. Solo che Mauro Lauricella è il figlio di Antonino, meglio noto come Scintilluni, considerato dagli inquirenti come il capomafia del rione palermitano della Kalsa 

Sempre secondo l’accusa, Lauricella junior si sarebbe dato da fare e avrebbe utilizzato metodi violenti per svolgere il suo compito, anche se poi sarebbe stata recuperata solo una piccola parte della cifra vantata: duemila euro. Una ricostruzione questa che, però, nel processo a Lauricella non ha retto davanti al tribunale. Lauricella e un altro indagato, Gioacchino Amato, erano accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso: per i due la procura aveva chiesto una condanna rispettivamente a 10 e a 12 anni di carcere. A metà luglio del 2016, però, il collegio della seconda sezione aveva infatti assolto entrambi gli imputati dall’accusa e condannato a un anno (pena sospesa) solo Lauricella per violenza privata aggravata dal metodo mafioso. Il processo d’appello non è ancora iniziato. Miccoli ha sempre respinto ogni accusa, sottolineando anche di non aver saputo all’epoca della parentela di Mauro Lauricella con il presunto boss della Kalsa.

Il fatto che l’ex numero 10 del Palermo sia stato condannato metre Lauricella junior no, scatena le proteste del legale dell’ex calciatore. “Siamo basiti per una sentenza in totale disaccordo con quanto ha già stabilito il tribunale di Palermo. Adesso siamo al paradosso che viene condannato il presunto mandante di un’estorsione, mentre il presunto esecutore è stato assolto da questa accusa. Quindi per il Tribunale non c’è stata estorsione e per il Gup sì”, dice Giovanni Castronovo, avvocato di Miccoli. “Faremo appello con tutte le nostre forze affinché venga ripristinato lo stato di diritto – ha proseguito – che riteniamo sia stato leso. Miccoli è molto nervoso e triste perché sa di essere innocente. Lui è completamente estraneo ad ogni accusa e cercheremo di dimostrarlo nel processo d’appello”. L’imputato era presente in tribunale ma non ha voluto commentare la condanna.

Non sono mafioso, non mi piacciono le cose che fa la mafia”, diceva Miccoli in lacrime nel giugno 2013, quando erano state diffuse alcune intercettazioni telefoniche e il procuratore aggiunto Leonardo Agueci lo aveva interrogato per quattro ore. “Ci vediamo dove c’è l’albero di quel fango di Falcone” diceva il calciatore, ridendo con Lauricella Junior. “Quelle cose su Falcone non le pensavo”, si era giustificato Miccoli. Che in un’altra occasione aveva telefonato ad un altro amico siciliano, Francesco Guttadauro, cioè il nipote del latitante Matteo Messina Denaro. “Non venire al campo: ci sono gli sbirri nuovi” era stato l’avvertimento del Romario del Salento al nipote dell’ultima primula rossa di Cosa Nostra. In un’altra occasione, invece, il Ros dei Carabinieri documentava come Miccoli si trovasse in compagnia di Guttadauro Junior, mentre quest’ultimo incontrava Paolo Forte, indicato come uno dei fiancheggiatori di Messina Denaro. Ma non solo: i rapporti pericolosi dell’ex capitano rosanero si estendono anche a Luigi Giardina, cognato di Gianni Nicchi, detto u Tiramisù, il boss di Pagliarelli arrestato nel 2009, e a Nicola Milano, boss del mandamento di Porta Nuova. “Io ho cercato solo di comportarmi da persona normale, frequentando tutti senza chiedermi prima le origini delle persone”, era stata la giustificazione dell’ex calciatore di Perugia, Fiorentina, Juventus e Benfica.