C’è un modo per ridurre le emissioni di anidride carbonica. E’ molto semplice e, in generale, non richiede grossi investimenti in tecnologia. In più, è attuabile da subito a costi non proibitivi. Di cosa si tratta? Nientedimeno che della salvaguardia delle foreste, che occupano il 30% della superficie emersa del nostro Pianeta. Secondo uno studio internazionale portato avanti da Nature Conservancy, infatti, tutelare la biodiversità e la sussistenza delle popolazioni che abitano questi luoghi può potenzialmente ridurre l’immissione nell’aria di 7 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno entro il 2030.

Il che equivarrebbe ad eliminare dalla circolazione un miliardo e mezzo di auto a gasolio. Come appare chiaro, di fronte a una roba del genere impallidirebbe persino il new deal della mobilità elettrificata. Tutto, semplicemente (ma in fondo tanto semplice pare non essere), con la salvaguardia del patrimonio verde che la Terra ci ha lasciato in dote.

Secondo lo studio, l’insieme delle azioni volte a tutelare tale patrimonio otterrebbe lo stesso risultato di uno stop totale alla combustione del petrolio. E taglierebbe del 37% l’anidride carbonica, il che permetterebbe di contenere l’aumento della temperatura globae entro i 2 gradi centigradi, come previsto dagli accordi di Parigi. Un’ulteriore conferma, ove mai ce ne fosse bisogno, che il vero affare è quello di mantenere in salute ciò che abbiamo.

La riforestazione, secondo la ricerca, ha sull’ambiente lo stesso impatto che rimuovere 650 milioni di auto all’anno. Non disboscare ne eliminerebbe invece 620 milioni. Preservare le paludi equivarrebbe a far sparire 145 milioni di auto, mentre tutelare i terreni agricoli significherebbe farne sparire 522 milioni. E’ vitale tenerne conto.

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