Nella Catalogna indipendentista del sogno delle “piccole patrie” e della riaffermazione dell’identità perduta; in cui “l’indipendentismo è una malattia che è disgraziatamente cresciuta, un anacronismo che non ha niente a che vedere con la realtà del nostro tempo”, secondo il premio Nobel Mario Vargas Llosa; nella Catalogna caduta nella trappola di un referendum che è una “truffa antidemocratica” afferma lo scrittore spagnolo Javier Marias (tra i 367 firmatari di un manifesto contro il referendum); in questo contesto, lo scorso agosto il governo catalano ha approvato la legge sull’architettura. Una notizia passata in sordina e oscurata dagli eventi più recenti, ma che è la testimonianza di una società, quella catalana, moderna, colta, dialogante, avanzata.

La legge sull’architettura approvata dopo quattro anni di iter, segue le risoluzioni e le raccomandazioni dell’Unione Europea per promuovere la qualità architettonica ed evidenziare il valore aggiunto che apporta il settore, sia dal punto di vista economico che culturale. In questo senso, la legge sull’architettura è il primo testo legislativo dello Stato spagnolo di questo tipo e la seconda d’Europa, dopo la legge approvata dalla Francia.

A partire dagli anni 80, l’immagine positiva di una Spagna moderna ed efficiente è stata consegnata al mondo per mezzo dell’architettura e i catalani hanno saputo cogliere l’opportunità di approvare una legge “condivisa, pionieristica, inclusiva, modernizzante e strutturale” che stabilisce l’interesse pubblico dell’architettura e promuove il riconoscimento del suo valore sociale istituendo misure di diffusione, promozione e istruzione. Alcuni dei valori di qualità che questa legge intende proteggere sono: l’idoneità e la qualità tecnica delle costruzioni per soddisfare gli usi previsti e l’idoneità del mantenimento di queste costruzioni; migliorare la qualità della vita delle persone, cercando il loro benessere e confort in un ambiente sicuro e accessibile; il contributo alla coesione sociale e ad una migliore relazione dei cittadini con la loro dimensione artistica e culturale; l’adattamento all’ambiente e al paesaggio degli insediamenti urbani o degli spazi aperti; la sostenibilità in aspetti ambientali, economici e sociali e l’impegno collettivo per l’efficienza energetica degli edifici e la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra; la bellezza, l’interesse artistico e il suo contributo al dibattito culturale.

Nell’ambito degli appalti pubblici, la legge contiene misure necessarie per garantire che i criteri di valutazione della qualità architettonica ricevano sempre una estimazione predominante rispetto ai criteri economici. Sono promosse la corretta composizione delle giurie, la trasparenza e la pubblicità dei concorsi, le procedure che consentono l’accesso alla professione dei giovani laureati e la definizione di valori orientativi per il calcolo del prezzo di offerta dei contratti di elaborazione di progetti.

In Italia, il Paese delle periferie più brutte d’Europa, dove il tema dello spazio pubblico è scomparso e il concorso di progettazione è estinto, dove interi quartieri nascono e si sviluppano attorno ad un centro commerciale, è dal 2011 che nell’inconcludenza più desolante si tenta di portare all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica l’importanza del riconoscimento legale che l’architettura merita come disciplina direttamente relazionata con l’interesse generale.

Foto: Francisco Mangado, L’Hospitalet de Llobregat, Barcelona España
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